Lo Stato arriva alle porte di Carige

Blackrock si ritira: «Niente offerta, non c’è intesa». Sale il rischio nazionalizzazione

Avevamo scherzato: Blackrock si ritira da Carige, non presenterà alcuna offerta. E il salvataggio della banca genovese, a una settimana dall’appuntamento fissato alla Bce per il prossimo venerdì 17 maggio, torna in alto mare.

A soli tre giorni dall’annuncio che il Fondo Interbancario avrebbe partecipato alla ricapitalizzazione di Carige, convertendo in azioni il prestito erogato mesi fa, il gigante Usa delle gestioni ha annunciato a sorpresa il passo indietro. Blackrock avrebbe dovuto affiancare il Fondo e fare la parte del leone nell’aumento da 720 milioni: 315 li avrebbe messi il Fondo delle banche, il resto il big Usa, con un investimento base più una garanzia sull’inoptato degli attuali soci (tra i quali i Malacalza che hanno a oggi il 28% della banca). Quindi, in teoria, Blackrock avrebbe facilmente potuto superare il 50%, perché l’attuale capitalizzazione è ormai calcolata vicino a zero, per cui il capitale di Carige sarebbe coinciso con quello dell’aumento.

Ma ieri notte la sorpresa: con una nota «ha comunicato alle parti interessate che un fondo in gestione non è più coinvolto in una possibile transazione con Carige». Perché? Nella nota, Blackrock fa riferimento al «ruolo fiduciario nei confronti dei propri clienti dei quali gestisce i patrimoni», quale «elemento indispensabile nella valutazione di un’opportunità di investimento». E alla fine «purtroppo non è stato possibile raggiungere un accordo». Non è chiaro con chi questo accordo non sia stato raggiunto (anche nella versione inglese si legge proprio così, «to reach a deal»). E l’unica interpretazione è quella che il ritorno dell’operazione, una volta definito l’aumento di capitale, non è stato ritenuto interessante dall’investitore Usa. Ma c’è anche un altro elemento da considerare: per le norme bancarie Usa (Bank Holding Company Act) un soggetto che supera il 25% del capitale di una banca è automaticamente ritenuto il suo controllore. E questo, per un Fondo di investimento, avrebbe creato a Blackrock problemi inaccettabili (compreso il rischio del consolidamento). A questo fine Blackrock avrebbe cercato in questi mesi un partner da coinvolgere, all’interno di una sua syndacation. Ma evidentemente né il colosso guidato dal guru del risparmio mondiale Larry Fink, né l’advisor che fino a ieri seguiva l’operazione, Mediobanca, sono riusciti a trovare la quadra per banca Carige.

Per la quale si aprono a questo punto le porte della ricapitalizzazione di Stato. A meno che i commissari, come hanno ribadito ieri, non riescano a «esplorare tutte le possibilità di dare vita comunque a una soluzione privata, di mercato». Da registrare, ieri, che l’ad di Unicredit, Mustier ha dato la sua disponibilità, ma solo per a «un intervento di sistema» che al momento sembra ben difficile. E ora il tempo stringe: Bce aspetta i commissari venerdì. Se non concederà più tempo entrerà in campo lo Stato, come per Mps. Con almeno un miliardo.

Lo Stato arriva alle porte di Carige

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Source: il giornale

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