Essilux, pace fatta finché dura tra Del Vecchio e i francesi

Revocato l’arbitrato. Deleghe al tandem Milleri-Vacherot Chi vince e chi perde con la nascita del gigante degli occhiali

Leonardo Del Vecchio fa la pace con i francesi sulla governance di EssilorLuxottica. Scongiurando alla vigilia dell’assemblea di giovedì uno stallo pericoloso per la durata del matrimonio celebrato a Parigi nella primavera del 2017.

La società nata dalla fusione tra l’italiana Luxottica e Essilor ha infatti siglato un accordo «di rinnovata collaborazione» con Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio, che mette fine a ogni controversia legale in essere tra le parti. Leonardo Del Vecchio e Hubert Sagnières hanno delegato alcuni poteri a Francesco Milleri (vicepresidente e ad di Luxottica) e Laurent Vacherot (ad di Essilor International). Tutte le contestazioni in corso saranno revocate, inclusa la richiesta di arbitrato internazionale presentata da Delfin il 27 marzo, perché i francesi avevano proceduto a nomine interne al gruppo senza chiamare in causa la controparte italiana. Inoltre, Valoptec (l’associazione dei soci-dipendenti di Essilor) ritirerà la sua richiesta di avere un posto in più nel cda e voterà contro le altre due proposte presentate dai fondi per la nomina di due ulteriori consiglieri.

Ma a chi conviene davvero la nuova tregua societaria? E chi, invece, deve restare in allerta? Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica e primo azionista con il 31% dei diritti di voto del gigante delle lenti e delle montature, ieri si è dichiarato «molto soddisfatto» perché «il razionale industriale della combinazione è ancora più forte alla luce delle tante opportunità che sono emerse durante le riunioni del Comitato d’Integrazione». Del Vecchio brinda alla nomina di Milleri (indicato come suo successore e papabile ad nel nuovo gigante degli occhiali, ma inviso Oltralpe), sistema la partita sui top manager chiave e pone le basi per estendere la partecipazione nella governance ai dipendenti di Luxottica.

Festeggiano, però, anche i francesi che hanno dovuto rinunciare a una poltrona in più per i dipendenti-soci in cda ma si sono evitati una luna querelle giudiziaria. Sagnières potrà contare poi sull’ingresso della rappresentante di Valoptec nel Comitato strategico e nel Comitato di integrazione della società. Nonchè su quello di Vacherot in cda. Tutti vincitori, dunque? Per ora. Perché la governance basata sui pari poteri, prevista nell’accordo di combinazione e nel regolamento del cda, rimarrà comunque in vigore fino al 2021.

Così come va ancora trovato un nuovo ad, visto che Milleri e Vacherot non saranno candidati per questa posizione. Quindi il rischio di stallo rimane. Non è un caso se sulla Borsa di Parigi, dopo uno sprint di oltre il 3%, le azioni di Essilux hanno poi rallentato il passo e chiuso con un +0,15%. Per i piccoli risparmiatori che hanno scommesso sul titolo non è dunque arrivato ancora il momento di stappare lo champagne. Semaforo giallo anche per i fondi, allarmati dall’impatto della guerra tra italiani e francesi sullo sviluppo del gruppo, tanto da chiedere di sedersi al tavolo del board. Richiesta vanificata dal nuovo accordo che mette in prima linea due manager operativi come Milleri e Vacherot. «Ma dove vediamo Milleri, c’è dietro Del Vecchio, e dove vediamo Vacherot c’è dietro Sagnières», fanno notare gli analisti di Citi che continua a vedere lo scontro culturale tra lo spirito imprenditoriale delle persone chiave di Luxottica e i manager di Essilor.

Di certo, il tandem Milleri-Vacherot dovrà concentrarsi sulle sinergie, realizzando l’integrazione delle due società operative entro i prossimi 12-24 mesi. E questo sarà un bene sia per i consumatori, sia per i fornitori che avranno un unico interlocutore.

Essilux, pace fatta finché dura tra Del Vecchio e i francesi

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Source: il giornale

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