Minibot, quelle 73mila fatture non pagate dalla Pa

Secondo i dati di Bankitalia nel 2018 su 163 mila euro di parcelle emesse nei confronti della pubblica amministrazione le imprese italiane hanno incassato soltanto 120 miliardi. Ma la soluzione dei minibot non convince il Tesoro e la Bce

I minibot? “Non sono l’anticamera dell’uscita dalla Ue o dall’euro ma piuttosto il tentativo di trovare una risposta al problema dei rimborsi della pubblica amministrazione”. Lo ha detto ieri il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti, durante la seconda giornata dell’assemblea dei giovani di Confindustria a Rapallo, mentre è scontro nel governo sulla misura proposta per saldare i 27 miliardi di debiti con la Pa.

Un’idea dell’economista del Carroccio, Claudio Borghi, che piace ai due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma che non convince il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria e neppure gli industriali. È stato anche il premier Giuseppe Conte ad esprimere preoccupazione per le difficoltà tecniche nel varare una misura di questo tipo con la contrarietà del Tesoro e della Bce. Nel mirino di Lega e M5S, però, c’è il capo del dicastero di via XX Settembre. “Se lo strumento per pagare le imprese non è il minibot, il Mef ne trovi un altro”, attacca Di Maio. Gli fa eco Matteo Salvini: “Sullo strumento si può discutere, è una proposta, ma il fatto che sia urgente pagare le decine di miliardi di euro di arretrati e di debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti di imprese e famiglie (debiti risalenti a governi e anni precedenti) deve essere chiaro a tutti, in primis al ministro dell’Economia”.

Anche se a smentire in parte i vicepremier sono i numeri forniti da Bankitalia, riportati dal Corriere della Sera, visto che nel 2018, su 163 mila euro di fatture emesse nei confronti della pubblica amministrazione le imprese italiane hanno incassato soltanto 120 miliardi. Sono 73mila le parcelle insolute per un totale di 588 milioni di euro di debito residuo. E, secondo quanto scrive il quotidiano di via Solferino, tra i cattivi pagatori ci sarebbe anche il Viminale. Nella black list dei creditori il ministero dell’Interno è al quarto posto. A guidare la classifica c’è l’Anas, con 1,4 miliardi di debiti. Seguono il Comune di Roma, a guida pentastellata, e il ministero della Difesa, entrambi con oltre 600 milioni di conti non pagati. Il debito complessivo accumulato dai ministeri è di due miliardi. Tra i più virtuosi c’è proprio il Mef, che lo scorso anno ha pagato il 99% delle fatture in 13 giorni, mentre il peggiore in termini di tempistiche è proprio il ministero guidato da Salvini, con un ritardo medio di 37 giorni. Rispetto al 2017 il tempo medio per i pagamenti delle fatture è migliorato. Lo scorso anno in media i pagamenti per le forniture sono stati evasi in 46 giorni.

Saldare le passività della Pa con l’emissione di 60 miliardi di minibot, però, non convince la Bce. Il punto è che i titoli di Stato con valore nominale di 10, 20, 50 o 100 euro, senza interessi e senza scadenza, funzionerebbero proprio come una moneta, anche se non sono moneta legale. Se così fosse, ha tagliato corto Mario Draghi nei giorni scorsi, “sarebbero illegali”. Se non lo fossero, invece, sarebbero destinati soltanto a produrre ulteriore debito pubblico. La linea Draghi è condivisa anche dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. “Aumentare il debito – ha ribadito anche il capo degli industriali – mi sembra una scelta inopportuna”.

A mettere in guardia sul fatto che i mini-bot possano diventare “una moneta parallela fortemente svalutata rispetto all’euro”, è anche il docente di Politica Economica dell’università Bocconi, Tommaso Monacelli. “Di fatto – ha spiegato il professore su La Voce a proposito dell’eventualità che i titoli possano essere usati per sanare il debito della pubblica amministrazione – lo Stato starebbe scambiando una passività (i pagamenti dovuti all’impresa del signor Rossi), con un’altra passività (i buoni del tesoro emessi per finanziarsi)”.

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Source: il giornale

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