Microcredito, così i finanziamenti ai Paesi poveri generano più immigrati

Secondo economisti e antropologi il sistema del microcredito inventato da Muhammad Yunus per favorire l’inclusione economica nei Paesi in via di sviluppo è diventato un grande business che incentiva le migrazioni

Da strumento per combattere la povertà a leva finanziaria ultra-redditizia. Quello del microcredito ormai è diventato un grande business. Se in origine l’obiettivo del suo inventore, il premio Nobel per la pace bengalese Muhammad Yunus, era quello di favorire l’inclusione nel sistema economico dei soggetti più vulnerabili, oggi il giro d’affari annuo generato dai prestiti ha raggiunto quota 114 miliardi di dollari.

E secondo alcuni antropologi si sarebbe trasformata in una delle principali cause delle migrazioni. Come spiega La Verità, infatti, la diffusione del microcredito in alcuni Paesi, come ad esempio la Cambogia, avrebbe provocato un aumento progressivo del tasso di indebitamento e del numero di prestiti insoluti. Per questo molti dei beneficiari sono stati costretti ad emigrare in Thailandia per cercare un impiego e saldare i debiti. Il fallimento del sistema nel lungo termine viene imputato al fatto che aprire un’attività commerciale o un’impresa non è sufficiente a generare ricchezza in un contesto in cui il potere d’acquisto è limitato.

Aumentare il numero di imprenditori, notano gli economisti più critici, non determina automaticamente un incremento della domanda. Per questo molti dei beneficiari, negli anni passati, sono stati costretti ad emigrare per estinguere i prestiti che avevano ottenuto per avviare un’attività che in poco tempo ha dovuto chiudere i battenti. Secondo i calcoli dello stesso quotidiano sarebbero circa 55mila gli stranieri approdati nel nostro Paese proprio per questo motivo.

I micro finanziamenti, quindi, per gli esperti, causerebbero “migrazioni involontarie” e aumenterebbero la vulnerabilità dei soggetti. Difficile però tornare indietro, vista la redditività dell’operazione. Nel 2016 è stata pari al 12,6% con dividendi milionari. Un boccone ghiotto per gli istituti di credito, che hanno esportato questo prodotto anche in Europa, dove i prestiti erogati sono aumentati del 17% in due anni, dal 2015 al 2017.

Lo scopo è quello di integrare sempre più i migranti nel sistema economico del Vecchio Continente, anche per guadagnare, suppone qualcuno, con le commissioni sulle rimesse inviate nei Paesi d’origine, che valgono oltre 500 milioni di euro.

Microcredito, così i finanziamenti ai Paesi poveri generano più immigrati

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Source: il giornale

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