Amazon punta Deliveroo ma Uber Eats non ci sta

Il concorrente dei servizi di consegna dei cibi scatena le curiosità dell’Antitrust britannica

Amazon è troppo forte nell’e-commerce anche per fare il socio di minoranza di una società che consegna cibo a domicilio. E così l’investimento da 575 milioni di dollari in Deliveroo da parte di Amazon avvenuto nel maggio scorso è ora sotto osservazione da parte dell’Autorità della concorrenza britannica che ha ordinato di sospendere la trattativa in attesa di ulteriori indagini.

Il timore dell’Antitrust è che le due società «cessassero di essere distinte» con il risultato di creare un gigante sul fronte delle consegne. A dire il vero ad Amazon l’avventura sul fronte delle consegne di cibo da asporto, mercato che vale 100 miliardi di dollari a livello globale, non è, per il momento, andata benissimo. Tanto che ha dovuto chiudere il suo servizio, Amazon Restaurant, prima nel Regno Unito e poi negli Stati Uniti. Ecco perché ha deciso di puntare su Deliveroo. La manovra, però, non è passata inosservata suscitando le attenzioni del diretto concorrente, Uber. Il servizio di taxi a domicilio infatti ha lanciato, in diversi paesi, Uber Eats per le consegne dei cibi da asporto. Deliveroo, che è stata fondata nel 2013 dall’ex Morgan Stanley, Will Shu e dall’ingegnere del software Greg Orlowski, opera in 500 città e 14 Paesi in tutto il mondo con un esercito di 60mila, addetti alle consegne e 80mila utenti registrati tra case e ristoranti. La società, valutata circa 2 miliardi di dollari nell’ultimo round di finanziamento effettuato nel 2017 quando ha raccolto 482 milioni, ha piani di crescita molto ambiziosi. E per far questo ha bisogno di nuovi investimenti. Inutile dire che Amazon è il partner ideale anche perché, il suo sistema di intelligenza artificiale Alexa, può conferire alla società una marcia in più. Nel senso che i clienti possono fare gli ordini proprio tramite il comodo e pratico sistema vocale. Ed è proprio questo uno dei vantaggi competitivi che l’Antitrust ha messo sotto osservazione. Amazon, ovviamente, sostiene che si tratta di una partecipazione di minoranza ma l’Antitrust ha affermato di avere «fondati motivi» per ritenere che le due società non siano più distinte. Insomma, un coordinamento operativo, contestuale al finanziamento, secondo il regolatore britannico, costituirebbe un ostacolo per i concorrenti.

Amazon è stata messa sotto inchiesta anche dall’Antitrust italiana che, nello scorso aprile, ha aperto un’istruttoria per accertare un presunto abuso di posizione dominante nell’e-commerce e nei servizi di logistica. La società fondata da Jeff Bezos, secondo il regolatore, darebbe ai venditori che aderiscono al suo sistema di logistica vantaggi in termini di visibilità della propria offerta e di miglioramento delle proprie vendite a discapito degli esercenti che non sono clienti Amazon.

Amazon punta Deliveroo ma Uber Eats non ci sta

Amazon punta Deliveroo ma Uber Eats non ci sta

Source: il giornale

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