Stretta sulle partite Iva: ecco chi ci guadagna e chi ci rimette

Al centro della manovra ci sono gli autonomi e i professionisti: ecco cosa cambia sulle tasse e sul Fisco

Nuovi limiti, il ritorno al sistema analitico nel calcolo del reddito e tante altre possibili novità, tra cui l’introduzione di una flat tax a fasce. Il futuro delle partite Iva è ancora in balia del destino, e tutto dipende dalle (eventuali) modifiche apportate dal governo alla controversa manovra.

Se appena un anno fa il popolo delle partite Iva ha beneficiato dell’allargamento dell’estensione della soglia di ricavi e compensi a 65 mila euro, dell’eliminazione di vari vincoli e del divieto di ingresso per chi aveva reddito da lavoro dipendente di oltre 30 mila euro annui, adesso, per l’ennesima volta, cambia tutto. E per alcuni potrebbe cambiare in peggio.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, l’attuale governo giallorosso dovrebbe riproporre i vecchi limiti. Non solo: si parla anche della reintroduzione del sistema analitico di calcolo del reddito.

L’ipotesi più probabile e che potrebbe accontentare buona parte della maggioranza – M5s e Pd in primis – è la cosiddetta flat tax a fasce. Questa prevede un regime forfettario per chi sta sotto i 30 mila euro e il doppio binario opzionale tra analitico e forfettario per chi si ritrova tra i 30 e 65 mila compresi.

Chi ci guadagna e chi ci rimette

Nel caso ipotetico di un ritorno all’analitico, le prime simulazioni sottolineano come a rimetterci potrebbero essere i professionisti che non hanno costi fissi elevati, i quali rischiano di perdere il vantaggio della fofettizzazione del 22% e pagare le imposte sui compensi percepiti.

A quanto pare, la penalizzazione potrebbe addirittura arrivare al 18%: un bel salasso. Ad avvantaggiarsi dell’eventuale novità, invece, ci sarebbero altri soggetti, tra cui i commercianti.

È già ufficiale la cancellazione del secondo tempo della flat tax: dunque, niente aliquota agevolata al 20% per partite Iva appartenenti alla fascia compresa tra 65 mila e 100 mila euro. Al suo posto viene introdotto un maxi scalone.

Ogni lavoratore autonomo dovrà fare un paio di conti e capire se il suo compenso resterà o meno al di sotto della fatidica soglia dei 65 mila euro annui. Inoltre occhio alle spese messe in programma, perché potrebbe essere conveniente rimandarle all’anno prossimo.

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Source: il giornale

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