Le Borse provano a reagire

Le Borse europee hanno aperto la seduta in deciso rialzo, in un tentativo di rimbalzo dopo un inizio di settimana in profondo rosso. Segnali di ripresa anche in Asia

C’è voglia di reagire alla crisi nei mercati finanziari di tutto il mondo. Le Borse europee hanno aperto la seduta in deciso rialzo: un tentativo di rimbalzo dopo un inizio di settimana in profondo rosso. In avvio l’indice Eurostoxx 50 sale del 5%. A Francoforte il Dax avanza del 4,5%, a Parigi il Cac40 guadagna il 4% e a Londra l’indice Ftse100 segna un +2,19%. Ma l’incertezza e la volatilità legata all’emergenza coronavirus continuano a dominare i mercati.

A Piazza Affari l’indice Ftse Mib in avvio fa segnare +5,33%, mentre l’Ftse All Share guadagna il 5,29%. Dopo la fiammata iniziale Piazza Affari sale del 2,2%. Fra i titoli del paniere principale forti acquisti su Campari (+6%), che ha avviato un programma di acquisto di azioni proprie, e su Moncler; bene Snam fra le reti e Italgas (+5,6%) nelle utilies. Sospesa Fca (-0,13%), nelle banche toniche Banco Bpm e Ubi (+3%). Lo spread tra Btp e Bund apre la giornata a 245 punti con il rendimento del decennale italiano al 2,05%. La Consob ha rinnovato il divieto giornaliero di vendita allo scoperto di 20 titoli azionari.

Le Borse asiatiche hanno reagito così al tonfo di Wall Street di lunedì: Tokyo chiude piatta, in rialzo dello 0,06%, Shanghai cede l’1,2%, Hong Kong lo 0,65%. In Australia Sydney rimbalza e chiude in rialzo del 5,8%. Giù del 2,8% Taipei e del 2,89% Seul.

Il lunedì nero di Wall Street

Il 16 marzo 2020 verrà ricordato a lungo, con il Dow Jones a -12,94%, la peggior seduta in termini percentuali dal lunedì nero del 1987, quando lasciò sul terreno il 22%. In termini di punti assoluti, però, è stata la sessione più nera di sempre. La Borsa di New York è tornata, in termini di punti, ai livelli del febbraio 2017. Per il Nasdaq, che ha ceduto il 12,32%, si tratta di un record negativo assoluto.

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Italia a lezione da Bill Gates

Ho letto, come credo molti in questi giorni così poco ordinari, quel che ebbe a dire Bill Gates in un discorso pubblico del marzo 2015 a minaccia appena superata del virus Ebola

Ho letto, come credo molti in questi giorni così poco ordinari, quel che ebbe a dire Bill Gates in un discorso pubblico del marzo 2015 a minaccia appena superata del virus Ebola. Ciò che ha richiamato la mia attenzione non è stato tanto il suo profetizzare di virus futuri che avrebbero prodotto un numero di morti di gran lunga superiore, ma il fatto che terminava l’istruttivo intervento con una ricetta propositiva declinata per punti: investire collettivamente sulla ricerca rinforzando i sistemi sanitari dei paesi più deboli; organizzare un esercito di riservisti sanitari da mettere in campo all’insorgere della prossima epidemia; ripensare all’utilizzo delle enormi forze militari già dislocate intorno al mondo con soldati in funzione di contenimento intorno ai focolai. Mi ha colpito molto la concretezza delle sue parole che non si sono limitate a esternare preoccupazione. Ha parlato con il piglio dell’imprenditore decisionista che sa programmare a medio lungo termine. Un metodo che, a quanto è dato sapere, applica nell’attività di filantropo che sempre più occupa spazio nella sua vita. È quello che dovrebbe impegnare gli Stati di qui ai prossimi anni che si prevedono molto difficili. Angela Merkel ha annunciato un’operazione choc di 550 miliardi in favore di imprese e famiglie. In Italia, con le dovute proporzioni, siamo molto lontani. Il nostro Paese non riesce proprio a programmare. È un suo tarlo storico. Ci blocca una malintesa concezione della democrazia (tutta diritti, nessun dovere) che, in abbinata alla burocrazia, nella sostanza impedisce la messa in opera di piani di rilancio strutturali destinati a una ricaduta benefica negli anni. Insomma, difettiamo di decisionismo, beninteso, di decisionismo democratico.

La drammatica situazione mondiale in noi italiani esalta generosità, senso di appartenenza, amore per la nostra patria. Ne sono certo tutti insieme ce la faremo. Non dimentichiamoci però, soprattutto per i nostri giovani, la lezione di Gates.

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Italia a lezione da Bill Gates

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Le Borse mondiali naufragano Tajani: "Scudo antiscalata"

L’Europa brucia 255 miliardi: Milano -6%. Wall Street mai così dall’87. “Golden power sui gruppi strategici”

Anche la linea Maginot delle banche centrali non regge più di fronte al panico. La mossa d’emergenza con cui la Federal Reserve ha di fatto azzerato i tassi, lanciato un piano di acquisti titoli da 700 miliardi di dollari e disposto un’altra iniezione di liquidità da 500 miliardi, è servita solo, per quanto possa sembrare paradossale, ad aumentare il livello d’allarme sulle ricadute da coronavirus.

Ieri il Dow Jones ha lasciato sul terreno il 12,94%, nella peggior sessione dal lunedì nero del 1987, mentre mai così male era andato il Nasdaq che ha terminato la giornata con un ribasso del 12,32%. Una specie di ceffone rifilato a Donald Trump, «felice» per aver ottenuto da Jerome Powell quanto da mesi pretendeva e convinto che la mossa della Fed avrebbe «elettrizzato molto la Borsa». E ieri il presidente ha dovuto ammettere la gravità del momento: «La pandemia può durare fino ad agosto, siamo a rischio recessione».

Non è servita nemmeno l’azione coordinata della Bce e degli istituti di emissione di Canada, Inghilterra, Giappone e Svizzera volta a ridurre il costo della fornitura di dollari al sistema finanziario in tutto il mondo.

Il nuovo lunedì nero subìto dagli indici rafforza l’idea secondo la quale gli investitori hanno perso fiducia nella capacità taumaturgica degli strumenti di politica monetaria, siano essi ortodossi o non convenzionali. Ecco perché nell’Eurogruppo di ieri, svoltosi in teleconferenza, sembra si sia affacciata l’ipotesi fra i ministri delle Finanze di attivare il fondo salva-Stati Mes, la cui potenza di fuoco ammonta a 500 miliardi. La posizione ufficiale l’ha riassunta in serata il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri: sul Mes c’è stato «un rapidissimo aggiornamento sui punti tecnici ancora aperti ma non c’è stata la conclusione inizialmente prevista». Nel suo impianto originale, il Mes prevede il rispetto di precisi vincoli di bilancio e l’impegno a portare a termine riforme strutturali in cambio dei fondi. Il timore, già sollevato nei giorni scorsi da alcuni esponenti del centro-destra, è che l’Italia possa ritrovarsi commissariata. Quanto all’impatto del coronavirus «porterà in negativo il Pil di tutta la zona euro», ha detto Gualtieri. Nella devastazione generale, con Piazza Affari che ha gettato altri 28 miliardi di euro di capitalizzazione nel rogo ribassista dopo una seduta folle per volatilità (da un picco negativo di -l0% fino a un recupero a -3,3% nel pomeriggio prima della chiusura in calo del 6%), con i listini europei boccheggianti bruciano 255 miliardi (-4,8% lo Stoxx600) neppure la scialuppa di salvataggio da 1.000 miliardi di dollari lanciata dal Fmi è servita a ridare un po’ di respiro. Nè il successivo annuncio del G-7, pronto a «far tutto quello che serve per proteggere l’economia». Con lo sguardo rivolto alle nostre macerie, il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, ha suggerito al governo di «usare il golden power per bloccare operazioni ostili», in modo da difendere gli asset strategici industriali e finanziari del nostro Paese. «Le Borse crollano e c’è chi potrebbe tentare operazioni di acquisto di aziende di interesse nazionale», ha ammonito Tajani.

La condizione di pandemia è una spia rossa sempre accesa per i mercati. Soffre perfino l’oro, sceso sotto i 1.500 dollari l’oncia. Come se non ci fossero porti sicuri, o un appiglio a cui aggrapparsi. Il pessimismo trova sponda nelle stime sempre più agghiaccianti in circolazione. Come quella uscita ieri dalle stanze di Goldman Sachs: il Pil Usa fletterà del 5% nel secondo trimestre dopo la crescita piatta del primo. Il potere distruttivo del coronavirus comincia del resto a manifestarsi proprio lì dove è germogliato, in Cina. Al netto della possibile opera di imbellettamento da parte del governo, gli ultimi dati restano comunque da bollettino di guerra: cinque milioni di persone hanno perso il lavoro, con il tasso di disoccupazione balzato in febbraio al 6,2%, il più alto mai registrato; tra gennaio e febbraio le vendite al dettaglio sono crollate del 20,5% su base annua, e la produzione industriale è diminuita del 13,5%. Il rischio è che, presto, questi numeri siano gli stessi anche nel resto del mondo.

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Le Borse mondiali naufragano Tajani: "Scudo antiscalata"

Le Borse mondiali naufragano Tajani: "Scudo antiscalata"

Source: il giornale

Fca ferma gli stabilimenti anche in Europa. Louis Vuitton cambia: dal lusso all'amuchina

Stop temporanei, compagnie aeree nel caos. E c’è chi converte le produzioni

Non accadeva dalla Seconda guerra mondiale che Fca, a quei tempi Fiat, chiudesse i suoi stabilimenti in Italia per cause non derivanti da scelte aziendali, bensì eccezionali. Decisione ora presa anche per gli impianti di Tychy, in Polonia, dove Fca produce Fiat 500 e Lancia Ypsilon, e Kragujevac, in Serbia, dove nasce la 500L. Tutte fermate temporanee di un paio di settimane. Ma se durante la guerra le linee venivano riconvertite per la produzione di armamenti, camion e aerei, e i blocchi temporanei nel secondo conflitto era originati da bombardamenti e mancanza di energia, la situazione attuale è tutta capire.

Se in Italia, Fca ferma tutto – come anche Ferrari, Lamborghini, Ducati e Brembo – c’è invece chi decide di riformattare la produzione dai cosmetici in gel igienizzante. È il caso di Lvmh, gruppo del lusso francese, che intende così contribuire alla diffusione di un maggior numero di sostanze disinfettanti.

L’iniziativa consentirà di ovviare a una potenziale carenza del prodotto in Francia visto che il Paese ha chiuso numerose siti a causa del coronavirus. Lvmh ha già annunciato che distribuirà gratuitamente i gel igienizzanti alle autorità pubbliche d’Oltralpe.

Intanto, tra chi ha messo il lucchetto alle fabbriche transalpine ed europee, c’è anche Groupe Psa, socio in itinere di Fiat Chrysler Automobiles.

In ginocchio è poi il trasporto aereo. La low-cost britannica Easyjet ha preannunciato che potrebbe lasciare a terra la maggior parte della propria flotta e, al tempo stesso, ha lanciato l’allarme per tutto il settore, ormai a rischio di tenuta. Le stesse preoccupazioni sono state espresse anche da Ryanair. Alitalia, costretta a tagliare molti voli, ha imposto una maschera protettiva a tutti i passeggeri, qualora la distanza di sicurezza sia inferiore a un metro.

In Italia, attività sospese anche per Ansaldo Energia; per i call center di Almaviva, che però assicura il presidio dei servizi di pubblica utilità come il numero verde 1500, e il lavoro in remoto; Fincantieri (due settimane); Luxottica, con modalità diverse secondo gli impianti; Michelin (una settimana); Magneti Marelli. Produzione più lenta in Pirelli allo scopo di consentire una minore presenza di addetti nel luogo di lavoro. Cnh Industrial (Exor) tiene aperto solo il sito di Bolzano che sforna mezzi militari, per le altre fabbriche (camion, trattori e movimento terra) si valuta di giorno in giorno.

In casa Piaggio, dopo tre giorni di stop dedicati alla igienizzazione degli impianti del gruppo, le linee sono state riattivate con tutte le precazioni relative al personale. Sempre nel settore delle due ruote, ecco MV Agusta Motor che continua a produrre a Schiranna (Varese), sebbene con meno operai. In una nota, infine, Anfia (filiera italiana automotive) «sostiene che non ci sono margini di chiusura degli impianti produttivi, se non con una decisione congiunta dei Paesi Ue, in particolare Germania e Francia». «Le ipotesi di un blocco – aggiunge Anfia – porterebbero a danni irreparabili per la filiera produttiva automotive, andandone a intaccare pesantemente la competitività internazionale».

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Fca ferma gli stabilimenti anche in Europa. Louis Vuitton cambia: dal lusso all'amuchina

Fca ferma gli stabilimenti anche in Europa. Louis Vuitton cambia: dal lusso all'amuchina

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Il petrolio sprofonda sotto 30 dollari

Il Cartello vede ricavi ai minimi da 20 anni. Le mosse di Aramco

La tempesta perfetta è anche affar loro, di quei Signori del petrolio che hanno pensato di litigare sull’ipotesi di un taglio della produzione nel momento in cui il mondo veniva aggredito alla gola dal coronavirus. Da allora le quotazioni si sono accartocciate, fino al punto di precipitare ieri sotto il 30 dollari il barile. Sul mercato Usa il Wti è scivolato a 29,76 dollari, con un calo di quasi il 10% che va sommato al -23% della scorsa settimana, la peggiore dal 2008, mentre il Brent ha ceduto l’8,86%, passando di mano a 30,85 dollari al barile. A determinare il tracollo, i timori delle ricadute che la pandemia avrà sul commercio globale, sull’industria turistica e su quella dei trasporti, con inevitabili riflessi sulla domanda d’energia, destinata a subire una contrazione.

L’Opec, più di tutti, è sulla linea di fuoco. E il suo segretario, Mohammed Barkindo, si prepara al peggio: «Se le attuali condizioni di mercato persistono, i ricavi da petrolio e gas» per alcuni paesi produttori «potranno scendere tra il 50% e l’85% nel 2020, raggiungendo il loro livello più basso in oltre 20 anni».

Una prospettiva che terrorizza molti membri del Cartello, le cui casse sono da tempo sotto stress. L’Arabia Saudita era stata infatti costretta a quotare Aramco per riequilibrare, in parte, i pesanti disavanzi accumulati. Ed è sul colosso energetico che il regno guidato da Mahammed bin Salman (nella foto) intende far leva per risollevare le quotazioni. Come? Attingendo agli stoccaggi. A partire da aprile, Aramco farà così salire a 12,3 milioni di barili al giorno la produzione, l’obiettivo che Ryad si è posta dopo aver rotto con la Russia sulla proposta di ridurre l’output di 1,5 milioni di barili. Il calo delle quotazioni dello scorso anno si è intanto fatto sentire sul bilancio di Aramco, i cui utili netti sono scesi del 21% a 330,69 miliardi di riyal. La mossa saudita potrebbe risultare inefficace. Anche perché le contromisure finora messe in campo non sono servite. Senza effetto anche la decisione, presa venerdì scorso da Donald Trump, di acquistare grandi quantità di petrolio da stoccare nella riserva strategica Usa. Gli analisti pensano che la guerra tra i Paesi produttori farà scendere ancora le quotazioni non appena la caduta della domanda sarà confermata.

Il petrolio sprofonda sotto 30 dollari

Il petrolio sprofonda sotto 30 dollari

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Per Apple maximulta da 1,1 miliardi

Antitrust francese: la Mela ha vietato ai rivenditori di farsi concorrenza sui prezzi

«Mega multa per Apple per abuso di posizione dominante da parte dell’Antitrust in Francia: 1,1 miliardi di euro. Non è certo la prima volta che i grandi colossi high tech Usa sono soggetti a questo tipo di accuse. Da Microsoft, negli ormai lontani anni duemila, a Facebook la lista è lunga e molti i miliardi di sanzioni richiesti, ma non sempre sborsati dati i numerosi appelli promossi. Certo le accuse su Apple sono di tutto rispetto. Per l’Autorità francese infatti la Mela morsicata ha praticato «un’intesa all’interno della propria rete di distribuzione». Ma non si è fermata qui. Apple, ed è forse l’accusa più grave, è anche giudicata rea di «abuso di dipendenza economica nei confronti dei suoi rivenditori indipendenti», ossia i negozi definiti Premium che vendono solo prodotti Apple.

«È la più pesante sanzione mai comminata dall’autorità per quella che viene considerata una pratica particolarmente grave»- spiega un comunicato dell’Authority per la concorrenza presieduta da Isabelle de Silva. Oltre ad Apple sono stati sanzionati anche due rivenditori all’ingrosso di prodotti Apple che operano sempre in Francia: Tech Data e Ingram Micro.

Queste due aziende sono state sanzionate anch’esse e dovranno pagare per 140 milioni di euro per intese anticoncorrenziali.

Certo l’indagine è piuttosto datata. Il caso infatti è nato nel 2012, quando uno dei rivenditori indipendenti del colosso di Cupertino, il sito eBizcuss, aveva denunciato Apple per concorrenza sleale, abuso di posizione dominante e abuso di dipendenza economica. Il risultato è stato il fallimento dello stesso sito, che ora ovviamente spera di rivalersi su Apple se la multa sarà confermata. L’accusa del sito era quella di avergli consegnato sempre meno prodotti per destinarli invece ai propri Apple store.

Cupertino, però, non ci sta ed è pronta a resistere. «La decisione dell’Autorità della Concorrenza francese è scoraggiante. Si riferisce a pratiche di oltre un decennio fa e ignora 30 anni di precedenti su cui tutte le aziende in Francia fanno affidamento. Siamo in forte disaccordo e intendiamo ricorrere in appello». In realtà anche l’Antitrust Usa sta investigando dall’estate scorsa su un comportamento simile che Apple avrebbe messo in campo utilizzando (e accordandosi) con la potente piattaforma di e-commerce Amazon per vendere i suoi prodotti sul mercato statunitense.

L’Antitrust transalpino ha comunque da tempo Apple nel mirino. Solo il mese scorso aveva comminato una multa da 25 milioni, ritenendo che la società non avesse informato gli utenti degli iPhone più vecchi, 6 e 7, che, caricando gli aggiornamenti dei sistemi operativi sarebbero diventati più lenti.

Certo questa multa è stata ben poca cosa rispetto agli introiti della società guidata da Tim Cook che solo nell’ultimo trimestre ha incassato 92 miliardi di dollari. E che anche ieri, dopo le pesanti perdite borsistiche degli ultimi giorni e nonostante un calo giornaliero di oltre l’8% continuava a capitalizzare più di 1,1 miliardi di dollari con una notevole liquidità in cassa.

Per Apple maximulta da 1,1 miliardi

Per Apple maximulta da 1,1 miliardi

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Unidata "dribbla" il panico. E debutta in Borsa a +4%

In fase di collocamento raccolti 5,7 milioni Il presidente Brunetti: “Pronti a fare shopping”

Debutto sugli scudi per Unidata. La prima matricola 2020 dell’Aim – il segmento di Piazza Affari dedicato alle pmi – si è quotata ieri sfidando (e vincendo) i crolli finanziari causati dall’emergenza coronavirus. In un mercato in profondo rosso, la società romana di tlc che opera nei settori della fibra ottica, del cloud&data center e nell’Internet of things è salita di oltre il 4% a 13,58 euro.

Il titolo, dopo una partenza in lieve ribasso (a 12,7 euro sotto il prezzo di collocamento di 13 euro) ha iniziato a salire, invertendo la rotta e dribblando le vendite. Unidata, che porta a 130 il numero delle aziende quotate sull’Aim, aveva raccolto, in fase di collocamento, 5,7 milioni. Il flottante al debutto è del 18% e la capitalizzazione di circa 33,1 milioni. «In questo difficile momento ha detto Renato Brunetti, presidente Unidata – il successo del collocamento è l’espressione dell’apprezzamento degli investitori, anche grazie al settore in cui operiamo che è anticiclico e di pubblica utilità». Con riferimento all’emergenza Coronavirus, ha aggiunto, «il traffico Internet sta aumentando sensibilmente, e stiamo già mettendo a disposizione dei nostri clienti soluzioni e strumenti per lo smart working con la massima attenzione alla cyber security per la protezione della gestione in Cloud dei numerosi dati prodotti nel lavoro. Il settore delle tlc ha una responsabilità importante in questo periodo». Con le risorse finanziarie raccolte Unidata punta a fare shopping nel Lazio e nelle Regioni limitrofe.

Il gruppo ha, infatti, una rilevante presenza a Roma e nel Lazio, è attivo attraverso una rete in fibra ottica di oltre 2.000 km, una rete wireless e un data center di proprietà e fornisce ad oltre 6.500 clienti business, wholesale e residenziali servizi di connettività Ftth (Fiber to the Home) e connettività wireless.

«La quotazione di Unidata – ha commentato Barbara Lunghi, head of primary markets di Borsa Italiana – rappresenta un segnale importante in un momento complesso per i mercati globali». Le società quotate sull’Aim sono pmi spesso con profili innovativi che, in questi giorni, stanno velocemente reagendo alla crisi con nuovi modelli di business o con l’ampliamento delle proprie attività all’e-commerce. Anche per questo, sono tra quelle che hanno resistito alle vendite: nella settimana dal 9 al 13 marzo il Ftse Aim Italia ha registrato un calo del 9,6%, rispetto al -13,4% del London Ftse Aim 100 e al -12,9% del London Ftse Aim All Share.

Unidata "dribbla" il panico. E debutta in Borsa a +4%

Unidata "dribbla" il panico. E debutta in Borsa a +4%

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Virus, Dadone: "Il decreto consente di requisire immobili"

Possibile requisire immobili per potenziare la “capienza delle strutture ospedaliere, con particolare riferimento ai reparti di terapia intensiva

Tante misure con cui diamo una risposta importante alle svariate esigenze del nostro splendido Paese in questo frangente difficile“. Così, il ministro della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, annuncia su Twitter l’arrivo delle misure contenute nel decreto Cura Italia. Tra queste, anche la possibilità di requisire beni immobili o mobini di qualsiasi genere.

Il ministro ricorda ai datori di lavoro di privilegiare lo smart working, anche nello svolgimento delle attività di Pubblica amministrazione. In caso ciò non sia possibile, “le amministrazioni utilizzano gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione e di altri istituti analoghi“. Inoltre, annuncia la Dadone, “abbiamo previsto la sospensione per due mesi di tutte le prove dei concorsi pubblici, con l’eccezione di quelli in cui la valutazione dei candidati si possa compiere solo su basi curriculari o in modalità telematica“.

Sul piatto numerose altre misure, tra cui anche gli stanziamenti in favore del servizio sanitario nazionale e per gli straordinari effettuati dal personale medico. “Sospendiamo i mutui per chi si trova in difficoltà e tuteliamo le imprese, gli autonomi e i professionisti“, ha continuato il ministro.

Infine, viene specificato: “Il decreto consente pure di far ricorso in modo rapido alle strutture mediche private e di requisire beni immobili o mobili di qualsiasi genere o ancora presidi medico-chirurgici che dovessero servire“.

Il Movimento 5 stelle sosterrà con convinzione il presidente Giuseppe Conte in ogni misura o intervento che deciderà di assumere, anche il più restrittivo, nel fine ultimo di contenere e ridurre la diffusione del contagio“, aveva detto ieri il capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, quando era uscita la bozza del decreto. “Per ‘ogni misura’- ha specificato-intendiamo anche quelle più drastiche, come la possibilità di requisire beni mobili e immobili“.

Nella bozza, infatti, si leggeva che al supercommissario era concesso il “potenziamento della capienza delle strutture ospedaliere, anche mediante l’allocazione delle dotazioni infrastrutturali, con particolare riferimento ai reparti di terapia intensiva e sub-intensiva, alla requisizione di beni mobili, mobili registrati e immobili, anche avvalendosi dei prefetti territorialmente competenti, nonchè alla gestione degli stessi“.

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Virus, Dadone: "Il decreto consente di requisire immobili"

Virus, Dadone: "Il decreto consente di requisire immobili"

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Borse, tonfo in Europa: Piazza Affari -6,10%

Il listino di Piazza Affari consegue il risultato peggiore chiudendo col -6,10%, mentre Parigi perde il 5,75%, Francoforte si ferma al -5,25% e Londra al -4,13%

Nuovo crollo delle Borse europee. Il listino di Piazza Affari consegue il risultato peggiore chiudendo col -6,10%, mentre Parigi perde il 5,75%, Francoforte si ferma al -5,25% e Londra al -4,13%.

Nel dettaglio, l’indice Ftse Mib segna un -6,10% a quota 14.980 punti, mentre l’Ftse Italia All Share cede il 6,06% a 16.360 punti. In ribasso anche l’Ftse Star, che perde il 4,26% a quota 26.498 punti. Fca, che ha deciso la chiusura dei suoi stabilimenti europei sino al 27 marzo prossimo, precipita a -14,4 punti percentuali, ma cedono anche Unicredit, Telecom Italia e Leonardo. In rialzo, invece, Ferragamo, Juventus Fc, Buzzi Unicem e Snam. Tonfo anche per Atlantia (-7,2%) dopo i dati sul traffico, che registrano un crollo sulla rete autostradale e degli aeroporti di Fiumicino e Ciampino. Intanto lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude a quota 275 punti, con il rendimento del decennale al 2,12%.

Gli investitori, osserva l’Agi, non credono più che gli stimoli monetari delle banche centrali bastino a impedire una recessione legata all’impatto della pandemia da coronavirus. La giornata finanziaria, comunque, si è chiusa meglio di come ci si aspettasse perché deve aver sicuramente pesato anche l’iniezione di liquidità della Fed da 500 miliardi di dollari, che fa seguito a quella di ieri da 700 miliardi. La riduzione delle perdite rispetto ai minimi di giornata è legata all’aspettativa di nuovi stimoli soprattutto da parte della Germania ed è anche un rimbalzo tecnico, dovuto alla precipitosa discesa dei listini che, toccato il fondo, provano a risalire. A preoccupare è anche l’andamento di Wall Street che si appresta a registrare la peggiore perdita dal 1987. Il Dow Jones, è crollato fino a -11,7% e ora perde oltre l’8%, mentre il Nasdaq e lo S&P vanno giù intorno al 7%. Il prezzo del petrolio è sceso sotto i 30 dollari al barile, mentre quello del rame, il terzo metallo più importante del mondo, è ai minimi da 40 mesi. Domenica sera, ricorda il Corriere della Sera, la Federal Reserve ha tagliato i tassi di un punto percentuale, portandoli quasi a zero (in un range compreso tra 0 e 0,25%) e ha annunciato l’acquisto di bond per 700 miliardi di dollari per fronteggiare l’impatto che il coronavirus produrrà sull’economia. La banca centrale americana ha inoltre emesso un’altra iniezione di liquidità per altri 500 miliardi di dollari.

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Borse, tonfo in Europa: Piazza Affari -6,10%

Borse, tonfo in Europa: Piazza Affari -6,10%

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Fondi e garanzie per agevolare il credito. Prima casa: rate sospese fino a 18 mesi

Prevista la possibilità di cedere crediti incagliati entro fine anno trasformandoli in crediti d’imposta. Tesoro garante dell’export made in Italy

Garanzie statali sui crediti, potenziamento del Fondo di Garanzia delle pmi, alleggerimento fiscale e una linea di trasmissione della liquidità che partendo dal Tesoro arriva nelle casse delle imprese. Sono queste alcune delle misure previste dal Titolo III del decreto a sostegno dell’economia italiana.

PICCOLE IMPRESE Le pmi possono accedere al Fondo Centrale di Garanzia per assicurare a titolo gratuito importi fino a 5 milioni di euro senza l’obbligo del versamento delle commissioni. La sospensione delle commissioni è prevista fino a fine anno e consente alle aziende di finanziarsi con un minor costo del credito. Per ottenere questo risultato, il Fondo sarà dotato di un miliardo. Il decreto inoltre si propone di prevenire un innalzamento dei costi delle commissioni applicate alle pmi per le garanzie concesse dai cofidi attraverso l’introduzione di misure di semplificazione senza impatto sulle finanze pubbliche. La normativa infine prevede una moratoria sui finanziamenti ottenuti da microimprese e pmi prima dell’esplosione della pandemia così da privare le banche della possibilità di valutare autonomamente se acconsentire a modifiche di condizioni contrattuali sulla base della situazione economia dei debitori. Più in dettaglio: i finanziamenti accordarti a fronte di anticipi sui crediti non possono essere revocati fino al 30 settembre; la restituzione di prestiti non rateali con scadenza il 30 settembre è riscadenzato o, in ogni caso sospeso, fino al 30 settembre; per la restituzione dei prestiti rateali il pagamento delle rate è sospeso fino al 30 settembre e il piano di rimborso è dilazionato.

Per attenuare gli effetti di un possibile peggioramento nella qualità del credito, è prevista una garanzia pubblica che copre gratuitamente e parzialmente le esposizioni interessate attraverso una sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia per le pmi che riceve una dotazione di 1,73 miliardi.

EXPORT MADE IN ITALY Il Tesoro è autorizzato a rilasciare la garanzia di Stato in favore di Sace per operazioni strategiche per l’economia nel settore crocieristico (per le costruzioni di navi da crociera) deliberate da Sace fino a un massimo di 2,6 miliardi.

MUTUI PRIMA CASA (Il decreto prevede il finanziamento con 500 milioni del Fondo di solidarietà sui mutui sulla prima casa (cosiddetto Fondo Gasparrini) per la sospensione delle rate fino a 18 mesi. SI apre inoltre l’accesso all’agevolazione anche ai liberi professionisti e al variegato popolo delle partite Iva che abbiano subito un rallentamento almeno del 33% del proprio giro d’affari a causa del coronavirus.

IMPRESE Per ottenere una immediata riduzione del carico fiscale e au mentare la disponibilità di cassa, il decreto incentiva la cessione dei crediti incagliati entro fine anno attraverso la conversione in credito di imposta. Ai fini della trasformazione in credito di imposta, può essere considerato fino al 20% del valore nominale dei crediti ceduti. Il titolo definisce infine la trasmissione della liquidità alle imprese colpite dal Covid19 attraverso l’istituzione di un fondo presso il Mef da 500 milioni di euro. Lo Stato concederà controgaranzie fino all’80% delle esposizioni assunte, a condizioni di mercato, dalla Cdp nei confronti delle banche che a loro volta affiancheranno le imprese.

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Fondi e garanzie per agevolare il credito. Prima casa: rate sospese fino a 18 mesi

Fondi e garanzie per agevolare il credito. Prima casa: rate sospese fino a 18 mesi

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