"Mediobanca non cambierà strada"

La sede di Mediobanca in piazzetta Cuccia, a Milano

L’ad Nagel risponde con ottimi risultati alle richieste di cambiamento di Del Vecchio

La battaglia per il controllo di Mediobanca e gli utili trimestrali superiori alle attese pubblicati ieri, spingono il titolo di Piazzetta Cuccia fino a 10,76 euro (+0,9%), sui massimi dal giugno 2008. Sale intanto l’attesa per l’assemblea degli azionisti, fissata per il 28 ottobre, e per la presentazione del nuovo piano industriale in agenda il 12 novembre.

Con un utile trimestrale di 271 milioni, in crescita del 10,3% rispetto al 2018 e ben al di sopra dei 250 milioni stimati dagli analisti, una redditività del 10% pur in presenza di una elevata patrimonializzazione (il Cet1 è al 14,2%) e ricavi per 684 milioni (+7%), l’ad Alberto Nagel ha rivendicato la bontà della strategia attuata. Il manager ha poi confermato che, visti i risultati ottenuti, il prossimo piano industriale proseguirà sulla stessa strada.

Una risposta indiretta alle critiche sollevate Leonardo Del Vecchio, recentemente salito al 7% circa del capitale dell’ultimo salotto buono di Piazza Affari. Il numero uno di EssilorLuxottica ha, nelle ultime settimane, puntato il dito proprio sulla strategia della banca d’affari e chiesto per Mediobanca «un nuovo piano industriale che non basi i risultati solo su Generali (partecipata al 13% da Piazzetta Cuccia, ndr) e Compass».

Più in dettaglio l’apporto sia del Leone di Trieste sia della società di credito al consumo ai risultati trimestrali della banca è stato importante. Generali ha contribuito per 135,5 milioni di utili (in aumento dai 96 di un anno fa grazie alla plusvalenza derivante dalla cessione di Generali Leben). mentre Compass ha registrato un giro d’affari di 267 milioni (+3,9%).

Alla richiesta di De Vecchio di «un futuro da banca di investimento», Nagel ha risposto affermando che «la diversificazione è parte di un modello che abbiamo costruito in questi anni. Se ci sono tendenze di mercato che non favoriscono un’attività, come è avvenuto nell’investment banking, è importante affiancare a un’attività volatile una più stabile». In questo scenario Nagel ha comunque ribadito di continuare a ritenere l’M&A un’opportunità ma non una necessità. Quanto al prossimo futuro Nagel si è detto aperto al confronto «con tutti gli azionisti e quindi anche con Delfin», la finanziaria di Del Vecchio attraverso cui è stata effettuata la scalata al baluardo della finanza italiana, tuttavia ha poi individuato nel «cda l’organo a cui spetta la definizione delle strategie e la loro attuazione». I suggerimenti, ha poi precisato il manager, saranno valutati «nel miglior interesse della banca e ogni proposta sarà valutata nel board», ciononostante per il gruppo è essenziale «rimanere concentrato sulla realizzazione del piano in corso e di quello che sarà presto presentato al mercato, perché siamo in una situazione tutt’altro che semplice in cui in tassi di interesse negativi penalizzeranno il lavoro delle banche».

Anche la governance «può sempre essere migliorata», ha infine risposto il manager a chi gli chiedeva della possibilità che Del Vecchio sollevi la questione della nomina dei vertici aziendali prevista dallo Statuto all’interno di Mediobanca. «Il cambio dello Statuto è di competenza dei soci» ha ricordato però il manager. E Mediobanca, al momento, è partecipata da una versione light erede dello storico patto con 20,9% capitale, da Blackrock (al 4,9%) e da Vincent Bollorè (al 7,8%) che pochi giorni fa si è schierato proprio con l’ad.

"Mediobanca non cambierà strada"

"Mediobanca non cambierà strada"

Source: il giornale

Fondi, settembre in attivo Raccolta netta a 1,9 miliardi

Il rally di Borsa spinge il patrimonio a 2.272 miliardi Mese positivo per azionari, bilanciati e obbligazionari

Pur rimanendo su livelli sostenuti, la raccolta netta mensile dell’industria italiana del risparmio gestito in settembre si è dimezzata, da 3,8 a 1,9 miliardi di euro, rispetto al mese precedente. Tuttavia evidenzia un flusso di sottoscrizioni più equilibrato tra fondi comuni e gestioni di portafoglio. Infatti mentre nel mese di agosto la raccolta netta era stata frutto esclusivamente dei fondi (+4 miliardi) a fronte di disinvestimenti per 304 milioni dalle gestioni di portafoglio, a settembre le adesioni si sono quasi equamente divise: un miliardo verso i fondi e 873 milioni a favore delle gestioni di portafoglio. Grazie anche al buon andamento dei mercati finanziari al 30 settembre il patrimonio complessivo gestito dall’industria del risparmio gestito in Italia ha fissato il suo nuovo record a 2.272 miliardi, 1.167 dei quali facenti capo alle gestioni di portafoglio (51,4% del totale) e i restanti 1.104 miliari (48,6%) ai fondi comuni.

A proposito di fondi, nel mese di settembre tre categorie hanno beneficiato dei flussi in ingresso positivi: gli azionari (478 milioni), i bilanciati (724 milioni) e gli obbligazionari (1,17 miliardi). Al contrario hanno prevalso i disinvestimenti nell’ambito dei monetari (-591 milioni) e dei flessibili (-713 milioni) : quest’ultima è la categoria che da inizio anno evidenzia il saldo peggiore nei flussi in uscita con ben 9,7 miliardi di euro di riscatti. I fondi obbligazionari restano leader di mercato per patrimoni n gestione con 403,4 miliardi (38,7%), seguiti dai flessibili con 249,7 miliardi (24%), dagli azionari con 228,7 miliardi (21,9%), dai bilanciati con 120,1 miliardi (11,5%) e dai monetari con 37,7 miliardi (3,6%). I fondi di diritto italiano a settembre hanno segnato deflussi per 974 milioni. I fondi esteri hanno raccolto nuove adesioni per 1,78 miliardi.

Fondi, settembre in attivo Raccolta netta a 1,9 miliardi

Fondi, settembre in attivo Raccolta netta a 1,9 miliardi

Source: il giornale

Il "castello di carte" di Bio-on getta ombra su tutto l'Aim

L’inchiesta offusca l’immagine del mercato delle Pmi Fumagalli (AssoAim): «Le regole sono state rispettate»

Il titolo Bio-on è sospeso «a tempo indeterminato dalle negoziazioni». Lo ha deciso ieri mattina Borsa Italiana dopo il blitz della Guardia di Finanza di Bologna che ha portato a una serie di misure cautelari nei confronti dei vertici della società quotata sull’Aim per irregolarità nella formazione dei bilanci. L’inchiesta della procura scattata dopo la denuncia del fondo attivista Quintessential è soltanto all’inizio. Ma i tempi della giustizia non sono quelli del mercato. Dove il day after dell’operazione battezzata «Plastic Bubbles» vede sospesi i dipendenti dello stabilimento di Castel San Pietro (un centinaio tra operai e impiegati) che oggi si riuniranno in assemblea e anche diecimila piccoli azionisti. «Quello che possono fare è attivarsi immediatamente per avviare la propria tutela in sede giudiziaria», ha detto il segretario del Siti, sindacato italiano di tutela degli investimenti, Domenico Bacci. Il titolo è congelato e la capitalizzazione della società è passata dagli 1,3 miliardi del 2018 ai poco più di 200 milioni della chiusura di Borsa di martedì. La perdita per i piccoli risparmiatori è stata stimata attorno ai 430 milioni. Sono invece usciti in tempo i Pir (i piani individuali di risparmio) e avevano già alleggerito la loro posizione gli investitori istituzionali come Norges Bank e Julius Baer.

La Consob, intanto, continua gli accertamenti iniziati già a luglio sul titolo. E ad assicurare «massima collaborazione con la magistratura e le autorità di mercato» è anche Banca Finnat, che ha accompagnato la società sull’Aim nel 2014 come global coordinator della quotazione. E risulta socia di Bio-On nelle joint venture Aldia e Liphe. Nei patti parasociali c’è scritto che Finnat, in qualità di azionista, «ha condiviso con Bio-on ogni decisione inerente la società, inclusa la strategia commerciale (…) e ha operato in joint venture nel concordare e reperire le risorse finanziarie…». Finnat è stata anche l’unica banca a produrre report sul titolo con i propri analisti. L’ultimo, consultabile sul sito di Borsa, risale all’8 ottobre scorso: il giudizio era stato messo «sotto revisione» così come il target price, ovvero l’obiettivo di prezzo, «in attesa di conoscere il nuovo piano industriale» dopo il ritiro di quello precedente, si legge nello studio.

Nel frattempo, sull’onda del caso Bio-on, l’Aim rischia di perdere credibilità facendo pagare un prezzo anche alle altre 130 società di questo listino per le pmi che capitalizza 6,9 miliardi. «Quello che si legge in questi giorni con accuse sull’ipotesi che Aim Italia sia un mercato non regolamentato è completamente sbagliato. Non vorrei che il caso sia l’occasione per introdurre ulteriori obblighi: facciamo rispettare quelli esistenti, le regole ci sono», ha detto Marco Fumagalli, tra i fondatori di AssoAim, la nuova associazione presentata ieri a Milano.

Il "castello di carte" di Bio-on getta ombra su tutto l'Aim

Il "castello di carte" di Bio-on getta ombra su tutto l'Aim

Source: il giornale

La tassa nascosta sul conto corrente

Contanti e conti correnti vengono “bruciati” dall’inflazione: in 20 anni 1000 euro diventano 588. Ecco cosa cambia

I soldi sotto il materasso? Rischiano di “bruciarsi” pagando una tassa occulta: quella del tempo che corrode il potere di acquisto basandosi sull’inflazione. E così in Italia ci sono almeno 1.400 miliardi di euro in contanti o su depositi degli istituti di credito che appartengono a famiglie e imprese. Di fatto per chi ha lasciato circa 10 anni fa mille euro sul conto, adesso ne ritrova solo 875 se si tiene conto del loro potere di acquisto. Come sottolinea il Sole 24 Ore, a testimoniare la massa di soldi tenuti a riposo dagli italiani, ci sono i dati di Bankitalia sulle imprese. L’istituto di via Nazionale ha infatti evidenziato come la liquidità delle imprese da 265 a 304 miliardi di euro. Una mole di denaro che fa parte della liquidità sui conti e che resta di fatto a riposo. E secondo alcuni calcoli se si va indietro nel tempo il conto della tassa nascosta è sempre più salato. Uno studio di AdviseOnly per il Sole, sottolinea che che mille euro messi in “sosta” 20 anni fa, adesso equivalgono a circa 588 in termini di potere di acquisto. Una cifra da non sottovalutare dato che si tratta della metà del capitale iniziale investito. Se invece si calcolano periodi di tempo più brevi come ad esempio cinque anni, mille euro in un lustro diventano circa 967 euro. Fate attenzione anche al balzello dei conti correnti. In Italia il tasso sui conti è dello 0,04 per cento e negli ultimi giorni si è aperto il dibattito sui tassi negativi ad esempio sopra la soglia dei 100mila euro. A questi interessi miseri vanno poi aggiunte le spese di gestione del conto che possono arrivare in media a 86,9 euro.

C’è così chi preferisce investire una parte di capitale in borsa o sui bond con un rendimento medio che va dall’1 per cento al 4,2. Ma anche in questo caso a volte la paura dei cambiamenti repentini dei mercati fa dirottare il denaro “sotto il materasso”. Il tema dei depositi a lungo termine comunque resta comunque aperto. Eppure va sottolineato che le banche attingono dai depositi dei clienti per erogare credito alle imprese. Scongelare un poi di quel contante bloccato potrebbe contribuire a rimettere in moto la crescita.

La tassa nascosta sul conto corrente

La tassa nascosta sul conto corrente

Source: il giornale

Inps, tutti i numeri sulle pensioni

Nel 2018 in Italia c’erano 5,8 milioni di pensionati con meno di 1.000 euro al mese. Lavoro: nel 2019 aumentano i collaboratori, calano i professionisti

L’Osservatorio Inps ha analizzato la situazione delle pensioni in Italia relativa al 2018, e ha azzardato un confronto con la parima parte del 2019.

C’è un dato che balza subito all’occhio: alla fine dell’anno scorso oltre 16 milioni di pensionati italiani godevano di un assegno medio di poco superiore ai 12 mila euro annui, ovvero circa mille euro al mese. Il 62% restava al di sotto di questa soglia.

Scendendo ulteriormente nei dettagli, le prestazioni del sistema pensionistico erano 22 milioni 785.711, per una spesa totale dello Stato di 293,344 miliardi di euro. Rispetto al 2017, si denota un calo dello 0,1% nel numero di prestazioni, con un conseguente aumento importo annuo del 2,2%.

L’Inps fa poi notare che permangono “forti differenze di genere”, dal momento che le donne, pur rappresentando la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (il 52,5%), percepiscono meno rispetto agli uomini, per una media del 28% in meno. A conti fatti, stiamo parlando di oltre 6 mila euro di differenza: 15.474 euro all’anno è infatti la somma totale delle pensioni femminili mentre 21.450 è il valore complessivo percepito mediamente dagli uomini.

I numeri del 2019

Questo è il quadro del 2018. Nel 2019 lo scenario potrebbe ulteriormente peggiorare, considerando che fin qui si registra un netto arretramento delle pensioni di vecchiaia e un parallelo aumento di quelle di anzianità.

Nei primi nove mesi del 2019, sono state liquidate 373.338 pensioni a fronte delle 533.530 di tutto il 2018. Anche l’importo medio degli assegni è salito, passando a 1168 a fronte dei 1081 di un anno fa.

Per quanto riguarda le statistiche riguardanti il mondo del lavoro, emerge che i lavoratori parasubordinati contribuenti nel 2018 (1.285.490) sia aumentato rispetto al 2017 (1.267.414) ma in calo al confronto con il 2014 (1.523.490).

Si denota un aumento della tipologia dei collaboratori tra il 2017 e il 2018 (+ 2,4%) e un calo dei professionisti (-1,2%) nello stesso lasso di tempo. Le motivazioni principali di queste due tendenze sono da legare alle dinamiche del mercato del lavoro ma anche a “interventi del legislatore”.

La riforma Fornero del 2012 ha colpito in senso restrittivo le collaborazioni a progetto, quindi ecco l’intervento del Jobs Act del 2015 a regolamentare la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai “rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali e continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro“.

Inps, tutti i numeri sulle pensioni

Inps, tutti i numeri sulle pensioni

Source: il giornale

Prelievi e versamenti sul conto: ecco la "trappola" del Fisco

La Cassazione marca una differenza tra gli imprenditori e gli altri contribuenti: cosa fare per evitare guai con le Entrate

Il governo come è noto si appresta a tagliare la soglia del contante. Il tetto per l’uso del cash infatti si abbasserà da 3000 euro a 2000 euro da luglio e potrebbe arrivare a 1000 euro nel 2022. Sarebbe l’ennesimo cambio delle regole nell’arco degli ultimi 20 anni. L’ultima volta era accaduto con Renzi che aveva innalzato la sogli agli attuali 3000. E così sull’uso dei contanti è meglio chiarirsi le idee. Il movimento di denaro per gli acquisti e per le spese è il primo indicatore che il Fisco tiene sotto controllo. Un elemento che serve alle Entrate per portare avanti le verifiche fiscali che incrociano i dati di transazioni, prelievi, versamenti con i redditi dichiarati.

Su questo fronte una recente sentenza della cassazione va a chiarire le procedure sugli accertamenti fiscali legati ai versamenti e ai prelievi dal conto corrente. Infatti secondo la Suprema Corte ai fini degli accertamenti e delle contestazioni fiscali vanno monitorati solo i prelievi e i versamenti sul conto da parte degli imprenditori. Per quanto riguarda gli altri contribuenti invece vanno monitorati solo i versamenti e non i prelievi. Insomma il prelievo dal conto diventa un elemento in grado di innescare il Fisco solo per accertamenti sul reddito di impresa. E proprio per chi ha un’azienda, come ricorda Italia Oggi, scatta la presunzione di ricavi non dichiarati con prelievi superiori a mille euro al giorno e fino a 5mila euro al mese. E qui interviene appunto la Cassazione che segnala una netta differenza tra imprenditori e altri contribuenti. Per i titolari d’impresa un prelievo può scatenare la morsa del Fisco, mentre per tutti gli altri viene tenuto conto solo del versamento. Una differenza non da poco è che meglio tenere a mente per evitare le trappole degli accertamenti che spesso possono portare a pesanti sanzioni per i contribuenti.

Prelievi e versamenti sul conto: ecco la "trappola" del Fisco

Prelievi e versamenti sul conto: ecco la "trappola" del Fisco

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Manovra, arriva la carta bimbi: 400 euro al mese per l'asilo

Per i redditi bassi c’è la possibilità di azzerare del tutto le rette dell’asilo nido. Previste nuove risorse anche per la disabilità.

Stando a quanto si evince nel testo di sintesi della manovra, per la famiglia è previsto un fondo da 2 miliardi di euro nel prossimo triennio. A partire dal prossimo anno saranno riordinate le risorse per i bonus nascita, bebè, voucher asili nido: tutti in un unico fondo con l’aggiunta di 500 milioni.

Disabilità e carta bimbi

Inoltre con una delega apposita si avvierà il nuovo assegno unico per la famiglia da lanciare nel 2021. Per la disabilità sono previste nuove risorse: nello specifico 100 milioni per il 2020, 265 milioni per il 2021 e 478 milioni per il 2022. Dovrebbero esserci tre fondi distinti: per la tutela del diritto al lavoro, per il trasporto delle persone con disabilità e per i caregiver che praticano assistenza a tali persone. Si legge infine che “viene aumentata la dotazione di risorse necessarie per l’attuazione della delega in materia di disabilità“.

C’è anche un’altra novità messa su dall’esecutivo giallorosso: la carta bimbi. Si tratta di un assegno di 400 euro al mese mediante cui le famiglie potranno coprire le rette per l’asilo nido; per i redditi bassi c’è dunque la possibilità di azzerarle del tutto. L’obiettivo fissato è stato quello di andare in contro alle famiglie, dando loro un supporto economico per la crescita dei propri figli. Ma non solo: l’intento che si vuole raggiungere mediante queste misure è quello di semplificare ed efficientare l’erogazione dei diversi bonus in campo.

Manovra, arriva la carta bimbi: 400 euro al mese per l'asilo

Manovra, arriva la carta bimbi: 400 euro al mese per l'asilo

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Avete soldi sul conto corrente? Quanto costa (e tutti i rischi)

Tenere i risparmi di una vita in banca o “sotto al materasso” non annulla i rischi dell’inflazione. Due le possibili soluzioni: investimenti azionari e obbligazionari

Qual è il modo migliore per proteggere i nostri risparmi e metterli al riparo dall’inflazione e dai costi bancari? Da una parte ci sono coloro che depositano i denari accumulati sul tradizionale conto corrente, ma dall’altra sono sempre più numerosi quelli che preferiscono nasconderli “sotto il materasso”.

Qualunque sia la via prescelta, scrive il sito laleggepertutti.it, i rischi sono dietro l’angolo, anche perché la somma totale che le famiglie e le imprese italiane conservano in banca o in contanti ammonterebbe a 1400 miliardi di euro.

Gestire i risparmi in maniera adeguata diventa quindi un imperativo assoluto da padroneggiare al meglio per evitare di incorrere in sorprese indesiderate.

Nemici da battere e soluzioni alternative

Il primo nemico da sconfiggere, come detto, è l’inflazione. Una ricerca effettuata da Il Sole 24 Ore ci aiuta a capire a cosa possiamo andare incontro: 1000 euro risparmiati una ventina di anni fa e tenuti “sotto il materasso” oggi valgono poco più della metà. Se decidessimo di tenere i soldi fermi per un periodo minore, la perdita sarà altrettanto minore ma sempre considerevole, considerando che i nostri soliti 1000 euro parcheggiati da 10 anni varrebbero oggi più o meno 875 euro.

E chi invece preferisce depositare tutto in banca? La situazione è sempre grigia, perché negli ultimi anni i tassi di interesse a credito si sono pressoché azzerati. La loro media, affidandosi ai dati della Banca d’Italia, è dello 0,37% considerando anche i conti deposito, mentre è dello 0,04% per i conti correnti. Anzi, presto chi lascia i soldi sul conto incorrerà in penalizzazioni perché le banche applicheranno tassi negativi. Quindi, il risparmiatore dovrà addirittura pagare per tenere i risparmi sul conto corrente.

Una possibile soluzione potrebbe essere l’investimento azionario. Una simile pratica premia i risparmiatori se sono disposti a investire somme per lunghi periodi, diciamo dai 10 anni in su. Facciamo un esempio: chi una decina di anni fa avesse investito 1000 euro negli indici delle Borse mondiali, oggi avrebbe in tasca un tesoretto che ammonterebbe a più del doppio (cioè circa 2154 euro). Da tenere in considerazione anche l’investimento obbligazionario, un altro utile strumento per proteggere il capitale da oscillazioni e crolli e garantire una certa crescita.

Certo, va da sé che la garanzia non è mai assicurata. Però avere ben chiara la situazione potrebbe aiutare i risparmiatori a evitare fregature e indirizzarli verso piste più convenienti.

Avete soldi sul conto corrente? Quanto costa (e tutti i rischi)

Avete soldi sul conto corrente? Quanto costa (e tutti i rischi)

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Dl terremoto: in manovra stanziamento risorse per il 2020

È stata confermata la proroga dello stato di emergenza per le 4 regioni colpite dal terremoto del 2016. Le risorse stanziate per il 2020 saranno inserite in manovra di Bilancio

Secondo quanto riporta Public Policy, è stata confermata la proroga dello stato di emergenza per le 4 Regioni (Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche) sconvolte dal terremoto del 2016 ma i 345 milioni previsti per il 2020 verranno stanziati nella legge di Bilancio.

Lo precisano alla stessa Public Policy fonti vicine al dossier, facendo riferimento alle ultime novità contenuta nella bozza più recente del dl Terremoto. In merito ai 380 milioni che le bozze precedenti precedevano per quest’anno non ci sarebbero novità in quanto il Fondo per le emergenze nazionali contiene già quella cifra.

Inoltre, nella bozza è stato stralciato l’articolo che interveniva sulla norma già esistente che prevede una sorta di sanatoria su lievi difformità edilizie, il 5% su altezza e cubatura, compresi i casi di mancato permesso di costruire o in difformità da esso, e gli incrementi di volume.

Le bozze precedenti del decreto erano mirate ad estendere il meccanismo pensato per superare lo stallo nella ricostruzione. Le lievi difformità edilizie, infatti, impediscono il procedere delle domande di contributo e rendono obbligatoria la presentazione della domanda di mini sanatoria.

Dl terremoto: in manovra stanziamento risorse per il 2020

Dl terremoto: in manovra stanziamento risorse per il 2020

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Vendete e comprate online? Ora siete nel mirino del Fisco

Le Entrate fanno scattare l’accertamento basandosi sui dati comunicati da qualunque negozio virtuale alla GdF

Il fisco ha messo gli occhi ovunque, adesso anche sulle compravendite online. In poche parole, ha sottolineato il quotidiano Italia Oggi, questo significa che da ora in avanti l’amministrazione finanziaria potrà far scattare l’accertamento induttivo basandosi sui dati comunicati da qualunque negozio virtuale alla Guardia di finanza, eBay compreso.

La Corte di cassazione ha infatti accolto il ricorso presentato da un contribuente all’Agenzia delle entrate e, dopo un lungo iter giuridico, è stato stabilito che le operazioni virtuali, e i dati da esse generate, possono essere utilizzate dal fisco per effettuare controlli fiscali.

Fisco e online

L’accertamento induttivo è quello strumento che consente all’Ufficio delle imposte di determinare il reddito di impresa di persone fisiche e società commerciali senza tenere conto – o di farlo in modo parziale – di aspetti come le risultanze del bilancio e delle scritture contabili. Al contrario, in questo caso le autorità si avvalgono delle cosiddette “presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza”.

Ebbene, nei casi di omessa dichiarazione fiscale, il ricorso al metodo induttivo può fondarsi anche su quell’insieme di dati e notizie ricavabili dalle operazioni online.

La decisione finale del Collegio, si legge sempre su Italia Oggi, è che “in caso di omessa dichiarazione fiscale, l’ufficio può procedere all’accertamento induttivo del reddito imponibile anche sulla base di presunzioni prive dei requisiti della gravità, precisione e concordanza, le quali hanno il valore autonomo di prova della pretesa fiscale e producono l’effetto di spostare sul contribuente l’onere della prova contraria; il ricorso al metodo induttivo può dunque legittimamente fondarsi anche su dati e notizie raccolti dall’ufficio nei modi di legge (nella specie, tramite pvc della gdf)

In sostanza, è bene sapere che ogni cosa comprata o venduta sul web attira l’attenzione del fisco, il quale può legittimamente decidere di far scattare gli accertamenti del caso ricavando tutti i dati necessari. Il Grande Fratello fiscale sa tutto di noi…

Vendete e comprate online? Ora siete nel mirino del Fisco

Vendete e comprate online? Ora siete nel mirino del Fisco

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