Tetto al contante, Pos e cash back: ecco le novità della manovra

Previsti interventi anche sulle detrazioni: l’obiettivo è quello di garantire un recupero immediato di gettito

Gli effetti di una buona parte delle misure previste dalla manovra prenderanno vita a partire dalla seconda metà del 2020: tetto al contante, multe per i commercianti senza Pos, cash back e taglio del cuneo fiscale. A scattare dal primo gennaio saranno invece lo stop all’aumento dell’Iva, la proroga dei bonus fiscali nell’edilizia e l’aggiunta di quelli per le facciate.

Tetto al contante

A partire dal primo luglio del 2020 entrerà in vigore la serie di misure per cercare di limitare il pagamento in contanti, sempre con il faro del contrasto all’evasione fiscale: quella principale vedrà l’abbassamento da 3mila a 2mila euro del tetto per i pagamenti cash. Il limite scenderà ulteriormente dal primo gennaio 2022, quando si passerà a mille euro. Si tratta del medesimo livello previsto fino al 2015, quando poi venne alzato a 3mila dal governo Renzi.

Multe Pos

I commercianti che non si doteranno di Pos saranno oggetto di multe: previste sanzioni che partono da una base di 30 euro a cui si aggiunge il 4% della somma che il cliente ha pagato in contanti. Parallelamente si intende azzerare i costi di commissione. In tal caso il rinvio è stato ritenuto fondamentale perché bisognerà trovare tutti gli accordi con i circuiti bancari.

Cash back

Il meccanismo scatterà dal 2021 e consentirà di recuperare una quota compresa tra il 2% e il 4% degli acquisti effettuati con carte e bancomat a partire da luglio 2020: al momento il tetto massimo ipotizzato è di 250 euro.

Lotteria degli scontrini

I meccanismi premiali alla fine hanno avuto la meglio sui disincentivi: per la lotta contro l’evasione e l’utilizzo dei contanti è stata ideata anche la lotteria degli scontrini, estrazioni con premi in denaro per chi effettua gli acquisti con carte e bancomat. In palio ci sono 70 milioni di euro all’anno. Le possibilità di vincita saranno commisurate agli importi.

Detraibilità

Garantire un recupero immediato di gettito. Questo un altro obiettivo della manovra, che prevede diverse misure che avranno un impatto anche sul sistema delle detrazioni fiscali: dal prossimo anno sarà possibile scontare dalle tasse sui redditi solo le spese tracciabili; una quota per quelle dove si sospetta la maggior evasione fiscale (cura personale, servizi di riparazione quotidiani e forse anche ristoranti).

Per chi guadagna oltre i 240mila euro di reddito annuo è prevista una sforbiciata che nel tempo porterà l’aliquota della spesa detraibile ad annullarsi: il tutto sulla base dell’ipotesi di ridurre gli sgravi per chi guadagna oltre 120mila euro.

Tetto al contante, Pos e cash back: ecco le novità della manovra

Tetto al contante, Pos e cash back: ecco le novità della manovra

Source: il giornale

Fatture false, aumenta la pena: da 4 a 8 anni di carcere

La Legge di Bilancio per il 2020 del governo giallorosso prevede un giro di vite per chi evade, emettendo fatture fasulle

Da quattro fino a otto anni di carcere. Il governo giallorosso trova la quadra sul decreto fiscale, parte integrante della Finanziaria 2020: Movimento 5 Stelle e Partito Democratico hanno messo nel mirino l’emissione di fatture false, prevedendo per i grandi evasori pene severe. Una stretta che fa contento il Guardasigilli Alfonso Bonafede.

Già, il ministro della Giustizia del Movimento 5 Stelle, intervistato dal Corriere della Sera, esulta per il pugno di ferro: “I grandi evasori sono parassiti e il carcere è una svolta epocale e culturale”.

M5s e Pd hanno dunque alzato la pena minima da diciotto a quarantotto mesi di reclusione, facendo felice quell’anima “manettara” di buona parte dei pentastellati e di una fetta della compagine dem.

C’è, però, anche un’attenuante per chi evade su importi falsificati sotto i 100mila euro: da un anno e sei mesi a sei anni se l’ammontare degli elementi passivi fittizi resta al di sotto, appunto, dei 100 mila euro, come spiega ItaliaOggi.

E proprio il quotidiano economico, a tal proposito, riporta il commento soddisfatto di Antonio Misiani, viceministro Pd all’Economia: “Si è raggiunta un’intesa ragionevole e di buon senso, inserendo una serie di misure nel decreto ma facendole entrare in vigore dopo la conversione in legge nel decreto fiscale”.

Fatture false, aumenta la pena: da 4 a 8 anni di carcere

Fatture false, aumenta la pena: da 4 a 8 anni di carcere

Source: il giornale

Ora Renault spedisce un segnale a Fca: "Nozze? Mai dire mai"

Senard: “Le circostanze facciano sentire tutti a proprio agio”. Ma la Borsa resta prudente

Tra una settimana, il 31 ottobre, Fca svelerà i conti del terzo trimestre e dei primi 9 mesi del 2019. E puntuale, alla vigilia di un appuntamento di peso, ecco riemergere il tormentone Renault, quasi a voler accendere di nuovo l’interesse degli analisti sul mancato accordo dello scorso giugno. Scontata, a questo punto, la domanda mirata all’ad Mike Manley. A tornare sull’argomento è stato il presidente di Renault, Jean-Dominique Senard. Da una parte ha spiegato che «il dossier Fca non è sul tavolo», ma dall’altra ha aggiunto che «mai dire mai» non fa parte del suo vocabolario; «le circostanze, però, devono far sentire tutti a proprio agio con una contingenza di questa natura».

Renault è reduce da una rivoluzione ai suoi vertici (l’ad Thierry Bolloré è stato accompagnato alla porta) e al suo posto, ad interim, è arrivata la responsabile finanziaria Clotilde Dubois. Del resto, l’eredità lasciata da Bolloré è piuttosto pesante. Il gruppo francese è reduce da un profit warning. Nel 2019 il fatturato «dovrebbe scendere» in una forbice tra il 3% e il 4%, contro una previsione precedente di un livello di ricavi vicino a quello dello scorso anno. Funesta anche la stima sul margine operativo, che è ora atteso «nell’ordine del 5%», contro il 6% pronosticato in precedenza. Nel terzo trimestre, inoltre, il giro d’affari è calato dell’1,6% a 11,3 miliardi.

Anche l’alleata Nissan è alle prese con un nuovo corso: l’ad Hiroto Saikawa è stato costretto a fare spazio a Makoto Uchida, ex capo della filiale cinese. I due avvicendamenti, avvenuti quasi in contemporanea, sempre con il placet dello Stato francese, primo azionista di Renault che detiene il 43% di Nissan, dovrebbero favorire un dialogo più sereno tra Parigi e Yokohama (sul tavolo il vitale rilancio dell’Alleanza e il tema dei pesi azionari) e, quindi, un eventuale nuovo tentativo d’intesa con Fca.

È di queste ore, inoltre, la notizia che Renault lancerà le sue prime auto a idrogeno, tecnologia in passato guardata con molto interesse dall’ex ad di Fca, Sergio Marchionne, che aveva identificato in Hyundai un possibile partner.

Forte nell’elettrico, grazie a Nissan, e ora pronta a cavalcare l’idrogeno, Renault aggiungerebbe a quello di Fca un know how altrettanto importante per affrontare le difficili e costosissime sfide legate alle emissioni. La dichiarazione del presidente Senard non ha eccitato il mercato. Il titolo torinese, ieri, ha segnato un -0,68% a 11,92 euro. A Parigi, invece, le azioni Renault sono arretrate dello 0,16% (49 euro) dopo essere arrivate a perdere, il 18 ottobre, giorno del profit warning, fino al 14%.

La parola passa dunque all’ad di Fca, Manley, protagonista della conference call sulla terza trimestrale. Oltre al tormentone Renault, domande per Manley potrebbero riguardare Alfa Romeo («un delitto lasciarla evaporare, a quel punto meglio cederla», dice un osservatore) e il futuro del marchio Fiat («in Italia sono rimaste 500 Bev e 500X, il resto si produce all’estero…», puntualizza un analista).

Fca ha intanto annunciato la nascita, a Torino, di un centro di assemblaggio di batterie per i modelli elettrificati. Il nuovo «Battery Hub» (si parte nel 2020 con 50 milioni d’investimento) sarà nel comprensorio di Mirafiori. Ieri sera, infine, al premier Giuseppe Conte, in visita a Torino, sono state mostrate, a Mirafiori, la 500 Bev (elettrica) e la nuova Maserati GranTurismo.

Ora Renault spedisce un segnale a Fca: "Nozze? Mai dire mai"

Ora Renault spedisce un segnale a Fca: "Nozze? Mai dire mai"

Source: il giornale

Gorno Tempini torna al vertice Cdp

Le fondazioni lo scelgono come nuovo presidente. Oggi la verifica con il Tesoro

Le Fondazioni di origine bancaria, riunite ieri a Roma nella sede dell’Acri, hanno trovato un’intesa sulla designazione di Giovanni Gorno Tempini alla presidenza di Cassa depositi e prestiti (Cdp) di cui gli enti controllano il 16 per cento. La giornata odierna servirà per un confronto informale con il ministero dell’Economia (detentore dell’84%) e il cda di domani ratificherà l’avvicendamento del dimissionario Massimo Tononi con Gorno Tempini.

Si tratta di un segnale molto forte con due immediati risvolti di tipo finanziario e politico. Il primo riguarda l’evidente influenza dell’ex presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, sugli orientamenti delle Fondazioni. Per Gorno Tempini, infatti, si tratta di un ritorno a Via Goito, essendo stato amministratore delegato di Cdp dal 2010 al 2015. L’ex manager di Jp Morgan, di Banca Intesa e di Mittel fu selezionato per quell’incarico proprio dall’accordo tra Guzzetti e l’allora titolare del Tesoro, Giulio Tremonti. La seconda conseguenza è di tipo strettamente politico: Gorno Tempini, inopinatamente «defenestrato» dall’ex premier Matteo Renzi, desideroso di trasformare la Cassa in una sorta di «bancomat» dello Stato, è sempre stato uno strenuo difensore dell’autonomia della Cassa in relazione al perseguimento dei suoi obiettivi statutari che prevedono la tutela del risparmio raccolto attraverso il canale di Poste Italiane.

Si tratta di argomenti che nei mesi scorsi hanno determinato un forte attrito tra Tononi e l’amministratore delegato della Cassa, Fabrizio Palermo. Gorno Tempini, proveniente dal milieu bresciano che gravita attorno al presidente emerito di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, sarà non meno intransigente su decisioni di investimento che potrebbero risultare oltremodo rischiose. Ad esempio, potrebbe trovarsi a opporre un netto rifiuto a un eventuale nuovo tentativo di coinvolgimento di Cdp in Alitalia ove la costruzione della cordata per il salvataggio dovesse in qualche modo fallire.

In ogni caso, il primo argomento di confronto sarà la nomina dei vertici delle controllate Sace e Simest. Nella società che assicura i crediti all’export l’ad Alessandro Decio e il presidente Beniamino Quintieri dovrebbero essere avvicendati, secondo indiscrezioni, rispettivamente con il direttore finanziario di Banco Bpm, Edoardo Ginevra, e con l’avvocato Rodolfo Errore, che già siede nel consiglio. Palermo, sensibile alle suggestioni provenienti da Palazzo Chigi, non è sfavorevole a un maggior coinvolgimento di Sace nel sostegno alle pmi che vogliono svilupparsi fuori dai confini nazionali, mentre i «tradizionalisti» di Cdp vorrebbero che restasse principalmente concentrata sulle grandi imprese.

I grandi dossier, tuttavia, riguarderanno le principali partecipazioni della Cassa. A partire da Tim di cui controlla il 10% circa. Ieri il presidente di Enel (socia paritetica di Cdp in Open Fiber) ha ribadito che «i grandi fondi sono tutti interessati» alla fusione delle reti a banda larga. Non meno importanti saranno le nomine nelle partecipate statali i cui cda sono in scadenza l’anno prossimo, a partire da Eni, Terna e Poste Italiane. Si tratta di poltrone di grande importanza. A Gorno Tempini toccherà il compito di arginare le ambizioni della politica nell’interesse di Cdp. E del risparmio privato in generale.

Gorno Tempini torna al vertice Cdp

Gorno Tempini torna al vertice Cdp

Source: il giornale

Produzione per conto terzi, l'Italia macina record

Primi in Europa nella farmaceutica con 2,1 miliardi di euro

Cinzia Meoni

L’Italia produce per conto terzi unendo, con questa attitudine trasversale, diversi settori chiave dell’industria tricolore. Le vendite prodotte per conto terzi costituiscono il 13,3% del giro d’affari nell’abbigliamento, il 9,6% nell’automazione, il 6% nell’arredamento e il 6,4% nella farmaceutica. Lo rivela un’analisi dedicata al tema di Fondazione Symbola e Farmindustria presentata ieri a Milano. Un evento in cui i cosiddetti «terzisti» hanno rivendicato un ruolo da «coprotagonisti» e non da puri esecutori di progetti altrui.

Tra le eccellenze tricolori riconosciute nel mondo vi è, in particolare, la farmaceutica, un ambito in cui il conto terzi vale 2,1 miliardi di euro (rispetto agli 1,8 miliardi della Germania e agli 1,6 miliardi della Francia). «Il 25% dei farmaci in Europa è prodotto in Italia e spesso si tratta di articoli a elevato valore tecnologico» ha commentato Giorgio Bruno, presidente del gruppo produttori conto terzi di Farmindustria. Si tratta di un settore in ascesa ha ricordato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. «L’industria farmaceutica è aumentata dell’8,6% nel biennio 2017-2018 (rispetto al +2,3% registrato nel complesso dal manifatturiero ndr) e addirittura del 27% nei medicinali biologici» ha dichiarato il presidente per poi aggiungere: «Gli investimenti nell’ultimo biennio sono cresciuti del 42% grazie all’effetto 4.0 e di adeguamento degli impianti».

Più in dettaglio in Italia sono 108 mila le imprese della manifattura che hanno prodotto almeno una volta conto terzi per un fatturato complessivo di 56 miliardi. Nella farmaceutica si tratta nella maggioranza dei casi di imprese con oltre 250 addetti mentre nel resto del manifatturiero predominano le aziende con meno di 50 impiegati. Lo studio si è poi focalizzato sulle imprese per cui il fatturato conto terzi è superiore al 50% delle vendite. In questo perimetro rientrano 69 mila aziende che impiegano 455 mila persone e registrano un giro d’affari di 47 miliardi. Si tratta di imprese che investono in macchinari (il 4,3% del fatturato nella farmaceutica) e in formazione (413 euro l’anno per addetto nella farmaceutica) e che hanno come punto di forza l’export (nella farmaceutica il 67,6% delle vendite è generato oltre confine).

Produzione per conto terzi, l'Italia macina record

Produzione per conto terzi, l'Italia macina record

Source: il giornale

Il Fisco adesso si scatena: nel mirino auto ed eredità

Anche gli acquisti con i lasciti danno il via agli accertamenti fiscali. Il contribuente finisce nella morsa delle Entrate

Il redditometro va sempre più in pressing sui contribuenti. Sempre più le Entrate e le banche dati fiscali tengono sotto controllo le spese che vengono sostenute mensilmente e nell’arco dei 12 mesi. E di fatto ora nel mirino del redditometro finiscono anche quei beni acquistati con un lascito. A sollevare la questione è stato un verdetto della Cassazione di ieri che ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro un contribuente. Infatti, ribaltando il verdetto della Commissione tributaria della Calabria, la Suprema corte ha riconosciuto come legittimo l’accertamento fiscale per il caso di un’acquisto di un’auto di lusso utilizzando i soldi di un lascito. Come riporta Italia Oggi di fatto la Cassazione non usa giri di parole e afferma che la “disponibilità di determinati beni (quali beni immobili e autoveicolo) integra una presunzione di capacità contributiva legale ai sensi dell’art. 2728 c.c., imponendo la stessa legge di ritenere conseguente al fatto (certo) di tale disponibilità l’esistenza di una capacità contributiva”.

Per spiegare meglio questo concetto è sufficiente fare un esempio: se un contribuente acquista un’auto di grossa cilindrata con un lascito si accendono le sirene del Fisco perché dovrà dimostrare di poterla mantenere in base al reddito dichiarato. Ed è proprio su questo fronte che si declina la “capacità contributiva”. Ed è per questo motivo che non basta dimostrare l’acquisto indicando in modo chiaro la provenienza dei soldi. È necessario indicare anche come si intende “mantenere” il bene acquisito e dunque giustificare le spese successive all’acquisto. Insomma la tenaglia del Fisco si stringe sempre di più attorno alle singole spese dei contribuenti che ormai devono giustificare ogni loro passo alle Entrate. Su questo fronte gli strumenti utilizzati dal Fisco sono numerosi. La lotta all’evasione che ha annunciato il governo andrà ad inasprire verifiche e controlli sui contribuenti che in molti casi dovranno “giustificare” le loro spese davanti ad un accertamento delle Entrate. Il tracciamento degli acquisti con le carte servirà anche a questo. Ma la sensazione è che i contribuenti finiranno nel mirino di un “Grande Fratello” fiscale che vuol sapere tutto su ogni singola spesa…

Il Fisco adesso si scatena: nel mirino auto ed eredità

Il Fisco adesso si scatena: nel mirino auto ed eredità

Source: il giornale

Auto, da gennaio arriva il documento unico di circolazione

Il certificato di proprietà lascia il posto al documento unico di circolazione. Risparmio di 39 euro per ogni passaggio o immatricolazione auto

Auto e burocrazia: importanti novità in vista a partire dal gennaio 2020.

Intanto, come sottolinea il portale laleggepertutti.it, il certificato di proprietà dell’auto lascia il posto a un nuovo documento, lo stesso che comprenderà anche la carta di circolazione: il documento unico di circolazione. Questi saranno rilasciati da appositi sportelli online dell’automobilistica, che provvederanno a fornire anche i documenti di proprietà.

Il passaggio di proprietà diventerà meno costo e più rapido, dal momento che ai cittadini non sarà più chiesto il doppio pagamento del Pra e della Motorizzazione. Prevista, inoltre, la riduzione degli oneri burocratici ed economici, ossia inerenti tariffe, bolli e via dicendo.

Gli uffici del Pra, sigla che indica il Pubblico Registro Automobilistico, non saranno soppressi. Il Pra rimane al suo posto e sarà gestito dall’Aci, con la vigilanza delle Procure generali e di quelle della Repubblica. Nel controllo del sistema informatico entrerà però anche la Motorizzazione.

Il documento unico di circolazione

Abbiamo parlato del documento unico di circolazione. Di cosa si tratta? In sostanza di un unico documento che includerà anche i dati riguardanti il certificato di proprietà. Verrà rilasciato dopo aver seguito una procedura telematica, a cominciare dalla domanda che dovrà essere depositata agli sportelli telematici dell’automobilista.

Saranno poi gli stessi sportelli telematici che dovranno creare fascicoli digitali da inviare alla Motorizzazione civile e allo sportello del Pra.

Sparisce l’imposta di bollo sul certificato di proprietà, dal momento che quest’ultimo è stato soppresso. Ogni passaggio di proprietà o immatricolazione dell’auto farà risparmiare agli utenti 39 euro.

Per il resto, non ci sono da segnalare ulteriori modifiche degne di nota.

Auto, da gennaio arriva il documento unico di circolazione

Auto, da gennaio arriva il documento unico di circolazione

Source: il giornale

Reddito di cittadinanza, solo 1 su 3 chiamato dai centri per l'impiego

Ad oggi dei 704mila beneficiari solo 200mila sono stati chiamati per essere inseriti nel mercato del lavoro

Gli effetti del Reddito di cittadinanza tardano ad arrivare, e i numeri, ad oggi, non sono per nulla incoraggianti. Degli oltre 704mila beneficiari della misura fortemente voluta dal precedente governo Lega-M5S, solo 201mila sono stati chiamati per essere ricollocati nel mercato del lavoro; si tratta di meno del 30% e i dati peggiorano se ci si riferisce a coloro i quali hanno sottoscritto, nei centri per l’Impiego, i “patti per il lavoro“, seconda fase in cui vengono specificate le competenze delle persone che hanno richiesto il RdC, al fine di proporre le tre offerte di lavoro congrue di cui una dove essere accettata.

I dati arrivano a conclusione del vertice di ieri sera con il ministro del Lavoro Catalfo e provengono da Cristina Grieco, assessore al Lavoro della Toscana e coordinatrice della Commissione lavoro della Conferenza delle regioni e delle province autonome. Dall’estate scorsa alcune regioni hanno iniziato ad utilizzare parte dei quasi 3000 nagivator che hanno passato le selezioni del concorso indetto dall’Anpal, e che dovrebbero migliorare le attività dei centri per l’impiego nella ricerca. Resta l’incognita, però, di una “data unica” per poter applicare le sanzioni previste dalla legge, nei confronti dei beneficiari convocato che non si presentano all’appuntamento per la sottoscrizione del “patto” senza un giustificato motivo.

Sul RdC interviene anche l’Inps. Secondo quanto emerge dall’Osservatorio statistico sul reddito/pensione di Cittadinanza diffuso oggi dall’Istituto pensionistico, Inps, l’importo medio del Reddito cittadinanza ammonta a 482 euro e a settembre risultano in pagamento 62 mila prestazioni di Rei; il picco massimo di pagamenti è stato raggiunto a dicembre 2018 con 360 mila beneficiari e un importo medio mensile di 281 euro.

I dati si basano sulle domande trasmesse all’Istituto dai Caf, dai Patronati e dalle Poste Italiane e dalla proiezioni risultano aver percepito almeno una mensilità 508 mila nuclei familiari, coinvolgendo 1,4 milioni di persone e con un importo medio mensile di 293 euro.

Per quanto riguarda il mese di settembre le prestazioni di Reddito di cittadinanza in pagamento sono state 892 mila a fronte di 982 mila nuclei beneficiari con almeno un pagamento dall’inizio dell’erogazione della prestazione. Tale differenza, pari a 90 mila nuclei, è in parte imputabile, come già visto in precedenza, alle domande decadute che ricoprono il 43% dei pagamenti mancanti; un ulteriore 42% è costituito da nuclei le cui domande sono state accolte ma sono in attesa del Decreto ministeriale attuativo per la definizione degli Stati non comunitari per i quali integrare la documentazione; infine il restante 15% è rappresentato dai nuclei che sono in attesa di pagamento per motivi amministrativi.

Reddito di cittadinanza, solo 1 su 3 chiamato dai centri per l'impiego

Reddito di cittadinanza, solo 1 su 3 chiamato dai centri per l'impiego

Source: il giornale

Conte a Confesercenti: "Coi pagamenti elettronici nessuno criminalizzato"

Confesercenti: “L’evasione si combatte con la web tax”. E il premier Conte assicura: “Con i pagamenti elettronici non vogliamo criminalizzare nessuno”

“L’evasione si combatte con web tax e con il collegamento fra banche dati, che oggi non comunicano”. Ne è convinta la presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, che lo ribadisce durante l’assemblea annuale dei commercianti in corso a Roma. “Amazon, Google, Instagram, Facebook, Twitter hanno versato in Italia 14,3 milioni di imposta nell’ultimo anno. Lo 0,01% del totale versato dalle società nel nostro Paese. Nel 2017 Facebook ha pagato 120.000 euro di tasse: quanto un nostro albergo di medie dimensioni”.

“Lo stop all’Iva è stato un passaggio fondamentale, un’iniezione di fiducia per il Paese. Tuttavia, è evidente come il quadro tracciato dalla Nadef non sia del tutto soddisfacente. Per il biennio 2021/2022 sono ancora previsti 25,4 miliardi di aumenti Iva. Significa che fra un anno ci troveremo nella medesima condizione di oggi. Le clausole di salvaguardia – ha aggiunto – sono diventate una mannaia che da circa 10 anni si ferma ogni volta a pochi centimetri dalla testa degli italiani. Sono la dimostrazione che serve un cambio di passo”.

Le previsioni di Confesercenti stimano per il 2019 una variazione dei consumi delle famiglie ferma a +0,4%, il dato peggiore dal 2014 e la crescita più bassa tra i grandi Paesi nel 2019. A pesare in misura sempre maggiore sui consumi è l’incertezza delle famiglie. Nonostante il recupero del potere d’acquisto, la propensione al consumo delle famiglie è rimasta al palo: un atteggiamento da “formiche” che ha cancellato oltre 3,3 miliardi di euro di spesa.

”La burocrazia arriva a pesare fino al 50% del conto economico per una microimpresa”, afferma De Luise. “Quello della burocrazia è un caso emblematico: l’unica produzione che in Italia non va mai in crisi è quella legislativa. E molto spesso è proprio ciò di cui non abbiamo bisogno”.

“L’obbligo di accettare carte di credito e bancomat – prosegue la responsabile di Confesercenti – costerà alle piccole imprese almeno 2 miliardi di euro in più di aggravi tra canoni, commissioni sulle transazioni e costi di installazione e gestione. Se si vuole favorire la moneta elettronica – obiettivo condiviso dalle imprese, visti gli oneri ed i rischi connessi alla gestione del contante – si deve dunque agire abbassando i costi di esercizio della moneta elettronica, per le imprese e per le famiglie”.

Conte: “Non criminalizziamo nessuno con i Pos”

Intervenenuto all’Assemblea Confesercenti 2019 il premier osserva che l’obiettivo del governo è “riformare nel profondo il sistema fiscale, fondato su un processo di incentivi, che favorisca il più possibile l’utilizzo dei sistemi digitali, la così detta moneta elettronica, dei pagamenti tacciabili. Abbiamo introdotto un meccanismo fortemente incentivante dell’uso degli strumenti digitali. In particolare – ha spiegato – nel 2020 le spese effettuate dai cittadini potranno far accumulare il così detto superbonus. La nostra strategia ha un messaggio chiaro: la diffusione dei pagamenti digitali favorisce di modernizzare il paese, di veicolare in modo migliore le informazioni, per incrociare le banche dati in modo più efficace. Se avremo successo in questa sfida, potremo avere risultati migliori anche sulla lotta all’evasione e faremo in modo che ogni euro sottratto e recuperato sarà destinato alla semplificazione e riduzione della pressione fiscale a beneficio delle imprese e dei cittadini”.

Poi il premier ha spiegato che “non vogliamo affatto punire, criminalizzare nessuna categoria, né imporre alcuna penalizzazione per chi utilizza il contante. È passato un messaggio completamente sbagliato – ha aggiunto – chi continuerà a usare il contante non riceverà alcun nocumento, nessuna conseguenza negativa. Vogliamo solo premiare la diffusione degli strumenti di pagamento digitale. Stiamo lavorando direttamente con gli esponenti del mondo bancario perchè vogliamo ridurre e azzerare i costi sulle transazioni economiche non solo a favore dei consumatori ma anche delle imprese”.

Conte a Confesercenti: "Coi pagamenti elettronici nessuno criminalizzato"

Conte a Confesercenti: "Coi pagamenti elettronici nessuno criminalizzato"

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Manovra, Misiani annuncia: "Resta il regime forfettario per partite Iva"

Il viceministro all’Economia rivela la decisione: “Ha prevalso la scelta di assoluto buonsenso ed equilibrio”

Fino ad ora non era stata trovata la giusta quadra e dunque la situazione sarebbe stata “oggetto della discussione nei prossimi giorni“. Ma adesso Antonio Misiani rivela un’importante notizia per le partite Iva che guadagnano meno di 65mila euro e hanno aderito alla flat tax: “Ha prevalso la scelta di assoluto buonsenso di proseguire con il regime forfettario di determinazione dei costi per semplificare la vita dei contribuenti“. Il viceministro all’Economia, in occasione dell’assemblea di Confesercenti, ha sottolineato che si tratta di “una scelta di buonsenso e di equilibrio“.

Tetto ai contanti e lettera Ue

Il dem ha chiarito la tempistica relativamente al tetto al contante: “Dal primo luglio 2020 a duemila euro e dal 2022 a mille euro“. La volontà resta comunque quella di realizzare prima “l’azzeramento/drastica riduzione delle commissioni per gli esercenti“. Per quanto riguarda la quantificazione della microtransazione, per cui non saranno previsti aggravi, “c’è un confronto in atto, naturalmente vogliamo il tetto più alto possibile“.

La manovra intende ridurre le commissioni per gli esercenti per l’uso della moneta elettronica: “Noi vogliamo fare un piano di modernizzazione per accompagnare gli italiani ad usare sempre di più la moneta elettronica. L’uso comporta delle commissioni. Noi vogliamo azzerarle, prima che entri in vigore l’abbassamento della soglia dei contanti“. È stato preso l’impegno di “abbattere significativamente le transazioni” entro luglio, ma anche di “avviare un percorso di riduzione della soglia del contante e le sanzioni per chi rifiuta l’uso della carta di credito costruendo un sistema coerente“.

Misiani appare tranquillo dopo la lettera inviata dall’Ue, che entro domani chiede chiarimenti in vista della votazione finale: “Risponderemo in questi giorni, nei tempi richiesti. Lettere di chiarimento sono state inviate a molti altri paesi europei. E il tono della richiesta di chiarimento è lontano anni luce dalle letteracce dell’anno scorso che contestavano radicalmente l’impostazione della manovra gialloverde“.

Quanto alla sugar tax e alla tassa sulla plastica, il governo sarebbe pronto a ridiscuterne “se si trovano coperture alternative“.

Manovra, Misiani annuncia: "Resta il regime forfettario per partite Iva"

Manovra, Misiani annuncia: "Resta il regime forfettario per partite Iva"

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